Ricostruzioni 3D

Le ricostruzioni tridimensionali sono rappresentazioni virtuali di una realtà storica scomparsa.

Da un accurato studio delle fonti e dai dati di scavo è possibile ottenere ricostruzioni 3D con un grado di attendibilità molto elevato. L’attendibilità non implica validità né accuratezza, bensì quanto un modello 3D può essere verosimile alla realtà storica ricostruita.
Come tale, per essere rappresentata, talvolta si avvale di elementi coevi che meglio possano completare o descrivere alcuni ambientazioni.

I modelli vengono creati ad hoc per ogni nuovo contesto e possono essere basati su disegni, fotografie o parziali rilievi di oggetti esistenti (p.e. nel caso di frammenti ceramici è possibile ricostruirne la forma completa).

Sono estremamente personalizzabili e possono essere prodotti anche rappresentando la stessa scena ma in diverse ore della giornata, con condizioni climatiche particolari o ancora con illuminazioni particolari (lume di lucerna, con scarsa presenza di luce come sera, alba, tramonto, ecc..). I filmati possono anche simulare lo scorrere del tempo, facendo sorgere e tramontare il sole in qualche minuto, visualizzando il comportamento della natura in relazione alle evidenze antropiche.

La ricostruzione può essere fruita come filmato, immagini, stampa 3D e realtà virtuale immersiva (con visori VR).

Tutto è completamente personalizzabile, dalle condizioni climatiche, la posizone del sole/luna e la flora per cui è possibile creare essenze, alberi, arbusti e vegetazione varia. Inoltre è possibile creare il terreno e l’area rappresentata da rilievi cad, height map, foto aeree, lidar, isoipse, ecc…

Sono possibili integrazioni di modelli 3D da scansioni come edifici, strutture e elementi antropici o antropicizzati, adattandoli al paesaggio ricreato al fine di visualizzarne l’interazione anche in base ai cambiamenti climatici, stagionali, ecc..

Di seguito a titolo d’esempio vengono riportati alcuni esempi di ricostruzioni 3D.

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Il villaggio neolitico del Vhò di Piadena (CR)

Nel 2014 in concomitanza dell’inaugurazione del Museo Platina a Piadena (CR), è stata realizzata un’installazione di realtà virtuale all’interno di un totem touch screen, per ricostruire i dati provenienti dalle indagini del sito di Campo Ceresole di Cascina Ronchi presso S. Lorenzo Guazzone del Vhò di Piadena.

Le indagini hanno permesso di identificare moltissimi pozzetti
utilizzati nel neolitico come pozzi per l’acqua, fosse di decantazione e di approvvigionamento dell’argilla (clay pits), silos, e fosse di tanninazione. Le molte analisi polliniche, paleocarpologiche e zoologiche, hanno permesso di ricostruire la flora e l’ambiente dell’epoca, mentre i moltissimi rinvenimenti ceramici, sono stati la base di studio per la definizione di molti confronti con altri insediamenti.

I materiali trovati hanno fatto conoscere un abitato, quello di Piadena, che doveva gravitare in una cultura molto simile a quella di Lugo di Romagna, vicino a Ravenna, che è stato identificato come villaggio coevo per la ricostruzione 3D del Vhò.

Il filmato proposto è una ripresa dell’installazione multimediale interattiva touch screen non immersiva contenuta nel Museo Platina (CR)

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Planimetria di una capanna

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Reperti fittili

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Disegno ricostruttivo dell’abitato

Abitato Palafitticolo, Piadena (CR) – Lagazzi del Vho

Sito UNESCO-World Heritage Site (WH / S1)

Ricostruzione dell’abitato del monumento naturale “I Lagazzi” è stato iscritto nel 2011 nell’ambito del sito seriale “Siti palafitticoli preistorici dell’arco alpino” nella Lista del Patrimonio dell’Umanità UNESCO.

La ricostruzione 3D vuole restituire l’atmosfera di un abitato dell’età del bronzo del nord Italia, secondo le ultime scoperte e gli studi derivati da un approccio multidisciplinare: analisi palinologiche, geologiche, archeozoologiche, archeologiche, ecc..

Bedriacum 85 d.C. – Trailer 2015

Il Vicus di Bedriacum (Calvatone – CR) è stato indagato dagli anni ’60 ai giorni nostri. Il sito è un villaggio di età romana costituito da diverse aree produttive e abitative. Una di queste, la Domus del Labirinto, è stata individuata negli anni ’60 dal Soprintendente M. Mirabella Roberti e
scavata dal 2001 al 2006, dall’Università degli Studi di Milano.

Questo video è stato modificato implementando studi e dati nuovi, che hanno permesso una nuova interpretazione delle pareti dei cubicula e dei triclinia, oltre che dei pavimenti di tutta la struttura.

Il risultato di queste ricerche è stato pubblicato integralmente nel 2008 in DVD “Calvatone- Bedriacum. I nuovi scavi nell’area della Domus del Labirinto (2001-2006), a cura di M.T. GRASSI, Milano 2008” e nel 2013 nel libro “M.T. GRASSI (a cura di), Calvatone-Bedriacum. I nuovi scavi
nell’area della Domus del Labirinto (2001-2006). Mantova 2013“.

http://www.progettocalvatone.unimi.it/