A.R.M. – Accessibilità per i Relitti in Mare è un percorso di ricerca innovativo che nasce con l’obiettivo di rendere accessibili i beni culturali sommersi, come relitti storici e strutture subacquee, attraverso l’impiego di tecnologie digitali avanzate.

L’acronimo A.R.M richiama simbolicamente un braccio che si tende: un’estensione tecnologica e culturale che si allunga verso le profondità marine per avvicinare ciò che, per natura, è irraggiungibile per la maggior parte delle persone. Un gesto che diventa metafora di inclusione, perché ciò che non può essere visitato fisicamente diventa comunque esperibile, grazie al digitale.

Il progetto prevede l’utilizzo di metodi non invasivi (ROV subacquei) per scansionare i relitti con fotogrammetria, eliminando la necessità di interventi diretti da parte di personale subacqueo specializzato. Il cuore operativo della sperimentazione consiste nell’impiego di un ROV dotato di camere ad alta risoluzione, luci artificiali regolabili e sensori. Il drone, manovrato da remoto dall’imbarcazione, è in grado di eseguire una scansione 3D fotogrammetrica completa del relitto, generando fotografie e sequenze video da diverse angolazioni, anche in condizioni ambientali critiche, come scarsa visibilità.

A.R.M. si propone come un paradigma operativo replicabile: la metodologia può essere adattata ad altri relitti, parchi sommersi, siti archeologici subacquei, strutture fluviali o lacustri. La sua forza sta nell’integrazione tra tecnologia, accessibilità e narrazione, in una logica di sostenibilità culturale e innovazione permanente.

L’intero processo è stato testato in via sperimentale su due relitti situati nel Mar Ligure: il BR 20, aereo militare della Seconda Guerra Mondiale, e il Mohawk Deer, mercantile canadese affondato nel 1967.

i relitti: br 20 e Mohawk Deer

BR 20

Il BR 20 era un bombardiere leggero bimotore utilizzato dalla Regia Aeronautica durante le prime fasi della Seconda Guerra Mondiale. Il relitto, oggi localizzato a circa 47 metri di profondità al largo di Santo Stefano al Mare, affondò nel giugno del 1940, durante una missione verso la costa francese. Dopo essere stato colpito dai caccia nemici, l’aereo fu costretto a un ammaraggio d’emergenza: dei cinque membri dell’equipaggio, sopravvissero solo in due.

Nonostante i decenni trascorsi, la struttura dell’aereo è sorprendentemente ben conservata. Le ali, la fusoliera e parte della cabina risultano ancora riconoscibili, restituendo un’immagine viva e toccante di un episodio drammatico. Il sito è oggi popolato da un vibrante ecosistema marino. Una memoria che si intreccia alla vita, rendendo il BR 20 uno degli esempi più intensi di intersezione tra storia e ambiente.

Mohawk Deer

Il Mohawk Deer fu varato in Canada nel 1896 come mercantile destinato al trasporto transoceanico. Dopo oltre settant’anni di attività, la nave fu dismessa e destinata alla demolizione. Durante il rimorchio verso La Spezia, nel 1967, fu sorpresa da una forte burrasca che ne causò l’affondamento nella Cala degli Inglesi, all’interno dell’area marina protetta di Portofino. La nave si spezzò in due tronconi che oggi giacciono tra i 20 e i 50 metri di profondità.

Lungo quasi 140 metri, il relitto rappresenta una delle più imponenti presenze subacquee del Mar Ligure. Le sue strutture sono ancora chiaramente leggibili: la cabina di comando, le caldaie, le stive. Come il BR 20, anche il Mohawk Deer è divenuto habitat privilegiato per numerose specie marine, che lo trasformano in un vero e proprio ecosistema antropico, dove storia e natura coesistono.

L’obiettivo principale è rendere questi beni accessibili a un pubblico più ampio, anche attraverso soluzioni virtuali. Il progetto prevede lo sviluppo di tecnologie per il rilevamento e la documentazione non invasiva dei relitti marini, con un approccio che privilegia la conservazione e l’accessibilità. I dati raccolti possono essere utilizzati per creare modelli tridimensionali che potranno essere impiegati in diverse modalità, come esposizioni virtuali o mostre immersive.

Questa iniziativa mira a sensibilizzare sull’importanza della tutela del patrimonio subacqueo e a favorire la sua fruizione in maniera innovativa. Il progetto rappresenta un passo importante verso una nuova fase dell’archeologia subacquea, unendo tecnologie digitali avanzate e il rispetto per il contesto storico e culturale di questi reperti. Attraverso la collaborazione con istituzioni e comunità locali, si punta a creare una rete di conoscenza e valorizzazione che coinvolga un pubblico sempre più vasto.

Il nostro intervento

Il progetto A.R.M. ha sviluppato un workflow innovativo suddiviso in sei fasi operative. Ciascuna fase corrisponde a un momento chiave nella trasformazione del relitto da oggetto sommerso a bene culturale digitalizzato, tracciabile e accessibile.

1. Localizzazione e georeferenziazione

Ogni intervento è iniziato con la localizzazione precisa del relitto. Questa fase ha permesso la pianificazione del percorso del ROV e la definizione dell’area di intervento. È stata impiegata una progettazione avanzata per garantire coerenza tra i riferimenti topografici terrestri e quelli marini.

2. Rilievo fotogrammetrico subacqueo

Il cuore operativo della sperimentazione è stato il rilievo tridimensionale tramite ROV. Questo drone subacqueo, manovrato da remoto da un’imbarcazione di superficie, è stato equipaggiato con:

  • camere ad alta risoluzione, in grado di catturare immagini nitide anche a grande profondità

  • luci artificiali regolabili, indispensabili per compensare la scarsità di luminosità naturale

Il drone, manovrato da remoto dall’imbarcazione, ha eseguito una scansione fotogrammetrica completa del relitto, acquisendo fotografie e sequenze video da più angolazioni. Questo approccio ha permesso di raccogliere dati anche in condizioni ambientali critiche, come scarsa visibilità o acque in movimento, evitando la necessità di immersioni da parte di personale subacqueo specializzato. Si tratta infatti di un metodo non invasivo, rispettoso dell’integrità del sito e replicabile su diversi contesti subacquei.

3. Trasmissione e backup dei dati in cloud

Tutti i dati acquisiti sono stati trasmessi in tempo reale in cloud grazie alla rete 5G. Questa fase ha abilitato una gestione immediata dei contenuti, rendendo possibile un controllo qualità dell’attività subacquea. Il backup ha aumentato la sicurezza dei dati e l’efficienza operativa.

4. Elaborazione dei dati e modellazione 3D

Una volta completata l’acquisizione, i dati sono stati processati tramite software di fotogrammetria avanzata, come Agisoft Metashape. Sono stati realizzati modelli 3D texturizzati ad alta risoluzione, fedeli nella forma e nel colore. Le mesh ottenute sono esportabili in diversi formati, adattabili a usi museali, scientifici o divulgativi.

5. Notarizzazione in blockchain (in collaborazione con TIM)

In una fase successiva, i file video e i modelli 3D elaborati sono stati notarizzati su blockchain in collaborazione con TIM. Per ciascun contenuto digitale è stato generato un hash crittografico, poi registrato su un sistema blockchain. Questo processo garantisce la tracciabilità, autenticità e integrità del contenuto, rendendolo immutabile e certificabile anche nel lungo periodo. È una procedura strategica per la costruzione di archivi digitali culturali protetti e condivisi.

6. Possibilità di restituzione culturale e accessibilità

I modelli 3D possono essere pensati anche in chiave di restituzione dei contenuti in forma fruibile, inclusiva e immersiva. Nello specifico, si può integrare:

  • Stampa tridimensionale ad alta fedeltà, per mostre tattili accessibili a persone cieche o ipovedenti;

  • Videomapping e realtà aumentata, per arricchire la narrazione con contenuti animati e sensoriali adatte ad un pubblico diversificato (ADHD, DSA, bambini);

  • Installazioni multisensoriali con supporti accessibili, testi in Braille, traduzioni LIS, audiodescrizioni e pannelli “easy to read”.

I modelli possono essere installati su basi ergonomiche (inferiori a 75 cm di altezza), rendendoli fruibili anche da bambini e persone in sedia a rotelle. L’obiettivo è far sì che tutti possano esplorare un relitto, indipendentemente dalle proprie capacità fisiche, sensoriali o cognitive.