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Progetto Europeo – HEPHAESTUS – Summer School 2025

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Tecnologie digitali per il patrimonio culturale: la Summer School 2025 a Gdynia (Polonia)

Dal 30 giugno al 6 luglio 2025, la città costiera di Gdynia, in Polonia, ha ospitato la Summer School internazionale del progetto europeo HEPHAESTUS, un’occasione di formazione e sperimentazione sul campo che ha riunito ricercatori, docenti, professionisti e operatori culturali da diversi Paesi europei. L’iniziativa ha rappresentato un momento cruciale per riflettere e agire sulle possibilità offerte dalle tecnologie digitali per documentare, conservare e valorizzare i beni culturali, con un focus specifico sul patrimonio architettonico militare costiero.

HEPHAESTUS è un progetto europeo di ricerca applicata, coordinato dal Dipartimento DIDA dell’Università di Firenze (Italia) sotto la responsabilità scientifica del professore Sandro Parrinello. L’obiettivo principale è quello di sviluppare modelli informativi e banche dati 3D interoperabili per raccontare i percorsi culturali transfrontalieri europei, superando le barriere fisiche, linguistiche e tecnologiche attraverso strumenti digitali condivisi. Il progetto si basa su una rete composita di partner accademici – l’Università di Firenze, l’Università di Pavia, la Gdansk University of Technology (Polonia) e la Bochum University of Applied Sciences (Germania) – e di partner non accademici, tra cui Metaheritage, CASAMATA, Fundacja To Get There e Urban Culture Institute (tutti con sede a Danzica), Tvrdava kulture Sibenik (Croazia) e l’Institute of Art History di Zagabria.

Scopri il Progetto Europeo HEPHAESTUS

La Summer School ha avuto come scenario operativo la Torpedownia, una struttura militare situata a largo della costa settentrionale di Gdynia, che ha offerto un contesto ideale per l’utilizzo di tecnologie come il rilievo sferico, il Gaussian Splatting, la modellazione 3D e lo sviluppo di piattaforme immersive di fruizione culturale.

La Torpedownia di Gdynia

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La Torpedownia è una delle testimonianze più singolari e suggestive dell’architettura militare costiera del XX secolo. Costruita tra il 1940 e il 1942 dalla Luftwaffe tedesca, si affaccia sulla baia di Gdańsk, poco al largo del litorale di Babie Doły, nel nord di Gdynia. La sua funzione originaria era altamente tecnologica e strategica: si trattava di un centro sperimentale per il collaudo di siluri aviotrasportati, dispositivi complessi che venivano lanciati da aerei militari tedeschi come gli Heinkel He 111 o i Junkers Ju 88, per verificarne la traiettoria, la stabilità e la precisione nel momento dell’impatto con l’acqua e durante il percorso verso il bersaglio.

La struttura sorge su una base artificiale sommersa, costruita a circa 300 metri dalla riva e un tempo era collegata alla terraferma da un lungo pontile in legno, dotato di binari a scartamento ridotto per il trasporto di munizioni e attrezzature. Con la fine della guerra e il ritiro delle truppe tedesche, l’edificio fu saccheggiato dalle autorità sovietiche, che ne recuperarono ogni elemento riutilizzabile. In seguito, il deterioramento dovuto all’ambiente marino e l’abbandono prolungato lo trasformarono in un rudere irraggiungibile, oggi accessibile solo via mare.

Nonostante lo stato di degrado, la Torpedownia continua a esercitare un forte fascino. È diventata meta di appassionati subacquei, grazie alla presenza di relitti e frammenti bellici visibili tra i 9 e i 12 metri di profondità; ha acquisito valore ecologico, ospitando colonie di uccelli marini come gabbiani e cormorani; ed è entrata nell’immaginario collettivo, apparendo in numerose produzioni cinematografiche e persino in ambienti digitali come Microsoft Flight Simulator. Oggi rappresenta un raro esempio di architettura militare galleggiante, sospesa tra memoria storica, rovina moderna e rifugio naturale.

Ultimi aggiornamenti

Durante la settimana di Summer School, le attività si sono articolate in diverse fasi operative, a partire dal rilievo tridimensionale dell’edificio e dell’area circostante. La prima fase ha riguardato l’acquisizione di immagini panoramiche con fotocamere sferiche a 360°, montate su supporti stabili in diversi punti di osservazione. I dati raccolti sono stati elaborati con software specifici per la correzione delle distorsioni (come Hugin) e per la ricostruzione fotogrammetrica (MetaShape), al fine di ottenere un primo modello tridimensionale basato su nuvola di punti. Questo modello ha permesso una prima esplorazione volumetrica del sito, utile per individuare aree di interesse o di criticità.

In parallelo, è stata avviata una sperimentazione più avanzata con la tecnica del Gaussian Splatting, una metodologia emergente che consente di creare modelli 3D fotorealistici utilizzando milioni di punti virtuali (splats), ciascuno con informazioni su posizione, colore, trasparenza e orientamento. A differenza delle reti neurali tradizionali, il Gaussian Splatting permette un rendering in tempo reale ad altissima fedeltà visiva. Le sequenze video e fotografiche acquisite sono state convertite in questo formato attraverso una pipeline che ha previsto l’uso di software come PostShot e MetaShape, per poi generare un modello navigabile, preciso e immersivo.

Una volta ottenuto il modello, è stato avviato un processo di restauro virtuale in ambiente Blender. Il primo passaggio ha comportato una drastica riduzione della complessità poligonale del modello (da circa 29 milioni di poligoni a 1 milione), operazione necessaria per garantire fluidità e compatibilità con le piattaforme web. Successivamente, si è proceduto alla chiusura delle lacune strutturali, alla retopologia (trasformazione delle mesh da triangolari a quadrangolari), alla cottura delle normal map (per trasferire i dettagli geometrici su una versione semplificata del modello) e alla texturizzazione finale, con l’obiettivo di ottenere un prodotto coerente sia visivamente che tecnicamente.

L’ultima fase del lavoro ha riguardato la realizzazione di una piattaforma di visita virtuale, pensata per essere accessibile da remoto tramite browser. La piattaforma integra modelli 3D interattivi, fotografie a 360°, mappe geolocalizzate, documenti PDF, immagini storiche e contenuti testuali in HTML. Il risultato è un’esperienza immersiva che consente di esplorare la Torpedownia anche a distanza, con finalità didattiche, divulgative e di sensibilizzazione.

A supporto di tutte queste attività tecniche è stato condotto un importante lavoro di ricerca storica e produzione di contenuti, che ha permesso di arricchire la narrazione digitale con testi, immagini d’archivio, ricostruzioni grafiche e riferimenti documentari verificati, elaborati in collaborazione con i partner locali.

Giornata conclusiva e mostra pubblica: i risultati della Summer School a Gdynia

A conclusione della Summer School, nell’ambito delle attività previste dal workshop
internazionale, si è tenuta, presso l’Instytut Kultury Miejskiej di Gdańsk, una giornata conclusiva dei lavori. Questo momento ha rappresentato l’occasione per restituire e condividere i risultati raggiunti durante la settimana di attività, illustrando le operazioni condotte sul campo e le metodologie sperimentate.

Durante l’incontro, i diversi gruppi di lavoro hanno presentato gli avanzamenti relativi alla documentazione digitale della Torpedownia. In qualità di partner non accademico, il nostro team ha approfondito il percorso operativo svolto: dal rilievo tridimensionale con camera sferica, alla sperimentazione con Gaussian Splatting per la generazione di rappresentazioni fotorealistiche, fino allo sviluppo iniziale della piattaforma di visita virtuale. Abbiamo raccontato le scelte tecniche e gli obiettivi futuri, evidenziando il potenziale di questi strumenti per la valorizzazione e la fruizione digitale del patrimonio militare costiero.

A integrazione del momento di restituzione, è stata allestita una mostra pubblica che ha affiancato ai contenuti digitali anche una selezione di plastici 3D di elementi architettonici storici della città di Danzica, come il complesso monumentale della Foregate su Długa Street e altre strutture urbane simboliche. Questi modelli, provenienti dal progetto Prometeus H20, hanno completato la narrazione visiva offrendo un ulteriore spunto di riflessione.

Scansione 3D – Ambrosius. Il Tesoro della Basilica – Milano

Il progetto Ambrosius. Il Tesoro della Basilica rappresenta uno dei più importanti interventi recenti dedicati alla valorizzazione del patrimonio storico e artistico milanese. Nato in collaborazione con un ampio gruppo di realtà culturali e tecniche, il percorso ha avuto come obiettivo quello di restituire una lettura contemporanea, accessibile e immersiva del complesso monumentale della Basilica di Sant’Ambrogio, uno dei luoghi più identitari della città. 

All’interno di questo grande lavoro collettivo abbiamo avuto l’opportunità di contribuire in modo significativo, mettendo a disposizione competenze specifiche nella digitalizzazione di beni culturali, nella produzione audiovisiva e nello sviluppo di sistemi pensati per migliorare l’accessibilità del sito. 

Il nostro intervento ha riguardato la scansione 3D di alcuni degli elementi più importanti del complesso, tra cui l’Altare d’Oro e il sacello di San Vittore in Ciel d’Oro, oltre alle riprese video del modello ligneo che ricostruisce le fasi architettoniche principali della Basilica. Abbiamo inoltre realizzato un totem multimediale dedicato all’inclusività, progettato per accompagnare i visitatori nelle zone non accessibili del percorso museale. 

L’iniziativa nasce dalla volontà dell’Abate Parroco Mons. Carlo Faccendini e della Diocesi Ambrosiana. A rendere possibile l’intervento è stato un ampio sistema di collaborazioni istituzionali e scientifiche, insieme al sostegno di Fondazione Cariplo. Al loro fianco, il patrocinio del Comune di Milano e di Regione Lombardia, oltre alla costante supervisione della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per la Città Metropolitana di Milano, hanno garantito un percorso strutturato e condiviso. 

LA BASILICA DI SANT’AMBROGIO E IL PROGETTO AMBROSIUS

La Basilica di Sant’Ambrogio è uno dei luoghi simbolici della storia milanese. Fondata tra il 379 e il 386 dal vescovo Ambrogio, sorse accanto alle tombe dei martiri e si trasformò nei secoli successivi in un punto di riferimento religioso, civile e culturale della città. La grande ricostruzione tra XI e XII secolo le conferì l’inconfondibile struttura romanica che oggi conosciamo, accompagnata da un patrimonio artistico unico in Italia: dall’Altare d’Oro al ciborio ottoniano, dal sacello di San Vittore ai mosaici absidali. 

Il progetto Ambrosius. Il Tesoro della Basilica nasce all’interno di questo contesto millenario, con l’obiettivo di riorganizzare e valorizzare il patrimonio custodito all’interno della Basilica e di offrire al pubblico nuove chiavi di lettura. Il percorso si articola negli ambienti rinnovati dell’Aula Ambrosii, nella sala multimediale dedicata a Sant’Ambrogio, negli orti monastici ricostruiti e nel nuovo allestimento del Tesoro, ripensato in un equilibrio tra apparati storici, narrazione e tecnologia. 

Scopri di più sul nuovo percorso museale!

L’intervento museografico ha richiesto un lavoro coordinato tra storici, restauratori, tecnici, architetti e progettisti, in un dialogo continuo tra conservazione e innovazione. La complessità della Basilica, costituita da un insieme stratificato di architettura, liturgia, memoria civica e tradizione monastica, ha richiesto un approccio attento, rispettoso delle funzioni originarie e allo stesso tempo orientato alla fruibilità contemporanea. 

Tra gli elementi più significativi del nuovo percorso museale, il modello ligneo della Basilica ricostruisce, su base documentaria, le due principali fasi edilizie: quella ambrosiana del IV secolo e quella romanica del XII secolo. È uno strumento essenziale per comprendere un’evoluzione architettonica altrimenti difficilmente percepibile. 

L’inserimento di strumenti multimediali, come il totem accessibile e i contenuti digitali dedicati a luoghi non visitabili fisicamente, permette oggi a un pubblico più ampio (incluse persone con limitazioni motorie) di accedere alla conoscenza del complesso attraverso un linguaggio contemporaneo, rispettoso ma innovativo. 

IL NOSTRO INTERVENTO

Il nostro contributo al progetto Ambrosius. Il Tesoro della Basilica si è sviluppato all’interno di un processo più ampio, che ha coinvolto competenze storiche, tecniche e progettuali diverse. Il nostro ruolo è stato quello di mettere a disposizione strumenti di documentazione digitale, tecnologie per la fruizione e contenuti audiovisivi necessari a supportare il nuovo percorso museale. 
Il lavoro ha richiesto un costante confronto con i responsabili scientifici e con la direzione della Basilica, in modo da integrare i nostri interventi nel rispetto del contesto storico e liturgico in cui si opera, contribuendo alla loro leggibilità per il pubblico. 

1- Scansione 3D dell’Altare d’Oro

Ci siamo occupati della digitalizzazione dell’Altare d’Oro, uno dei capolavori assoluti dell’arte carolingia e uno degli elementi più preziosi custoditi all’interno della Basilica. L’altare, realizzato nel IX secolo dal magister phaber Volvino, presenta una struttura complessa costituita da pannelli in oro lavorati a sbalzo, placchette di smalto cloisonné, gemme, perle e coralli, oltre a una fitta trama di scene iconografiche che raccontano la vita di Cristo e quella di Sant’Ambrogio. 

La scansione 3D ha permesso di acquisire in modo accurato, attraverso l’utilizzo di camere professionali ad alta risoluzione, la geometria e la morfologia dell’opera, documentando ogni dettaglio visibile. Le immagini sono state elaborate con il software Agisoft Metashape e i modelli 3D sono stati rifiniti e ottimizzati per la visualizzazione web e caricati su Sketchfab, piattaforma che consente una navigazione interattiva da qualsiasi dispositivo.

Il lavoro di rilievo è stato eseguito con tecniche non invasive, nel pieno rispetto dell’opera e della sua collocazione. Il modello digitale risultante offre un importante strumento di analisi per i curatori, oltre a costituire una base utile per applicazioni museali e contenuti multimediali. 

2 –  Scansione 3D del Sacello di San Vittore in Ciel d’Oro 

Il sacello di San Vittore è uno degli ambienti più delicati e preziosi della Basilica, famoso per la cupola musiva dai vividi toni dorati e per la presenza della più antica immagine conosciuta di Sant’Ambrogio.  

La scansione 3D ha permesso di acquisire in modo completo la geometria dell’ambiente, includendo la decorazione musiva e la conformazione delle pareti. Le immagini sono state elaborate con il software Agisoft Metashape e i modelli 3D sono stati rifiniti e ottimizzati per la visualizzazione web e caricati su Sketchfab per una fruizione diffusa.

3- Scansione 3D del mosaico absidale

Il mosaico absidale della Basilica di Sant’Ambrogio, identificato come Cristo in trono (ambito lombardo, post 300 – ante 800; pasta vitrea su fondo oro), costituisce il fulcro iconografico e teologico dell’abside ambrosiana. L’opera, frutto di una complessa stratificazione storica, rappresenta un caso emblematico di continuità e trasformazione nel tempo della decorazione musiva.
 
All’interno del progetto è stata realizzata la scansione 3D ad alta risoluzione del catino absidale, con l’obiettivo di acquisire in modo sistematico la geometria della semicalotta e il dettaglio della tessitura musiva. Il rilievo ha permesso di ottenere un modello tridimensionale completo e una restituzione in piano dell’abside.
 
Le elaborazioni prodotte sono state incluse nel volume “Luce da luce. Il mosaico absidale della basilica di Sant’Ambrogio in Milano” di Cristina Rabosio, contribuendo all’apparato iconografico e documentario a supporto dell’analisi storico-artistica dell’opera.

4- Riprese video del modello ligneo della Basilica

Un altro elemento centrale del nostro intervento è stato la realizzazione delle riprese video dedicate al modello ligneo della Basilica, un’opera artigianale che ricostruisce due fasi fondamentali della storia dell’edificio: quella ambrosiana del IV secolo e quella romanica del XII secolo. 

Il modello, realizzato a mano sulla base dei disegni storici di Landriani, de Dartein e Reggiori, è uno strumento didattico che permette di comprendere l’evoluzione architettonica del complesso.  

Le nostre riprese hanno documentato in dettaglio le sezioni del modello, mettendo in evidenza le soluzioni costruttive, le differenze morfologiche tra le due epoche e la cura artigianale impiegata nella sua realizzazione. Il materiale video prodotto è stato integrato nel percorso museale, all’interno di un totem. 

5- Totem accessibili e software dedicato all’inclusività

Una parte del nostro lavoro si è concentrata sul tema dell’accessibilità. Il complesso della Basilica presenta infatti alcune aree non raggiungibili dal pubblico, come zone sopraelevate o ambienti con barriere architettoniche. 
Per garantire a tutti i visitatori la possibilità di conoscere questi spazi, abbiamo contribuito all’acquisto dei totem multimediali e allo sviluppo dei contenuti software dedicati. 

Il totem è concepito come un dispositivo di mediazione culturale che al suo interno ospita approfondimenti. Il software è stato progettato per essere intuitivo, immediato e fruibile da un pubblico diversificato. 

Ultimi aggiornamenti

L’inaugurazione del nuovo percorso museale si è svolta il 3 dicembre 2025, all’interno della Basilica di Sant’Ambrogio. L’evento ha assunto la forma di una conferenza stampa ufficiale, durante la quale è stato presentato Ambrosius. Il Tesoro della Basilica, illustrandone obiettivi, contenuti e struttura. 

Alla conferenza hanno preso parte autorità civili e rappresentanti delle istituzioni religiose e culturali coinvolte nel progetto. Sono intervenuti: 

  • Mons. Carlo Faccendini, Abate Parroco della Basilica di Sant’Ambrogio 
  • Tommaso Sacchi, Assessore alla Cultura del Comune di Milano 
  • Mons. Luca Bressan, Vicario episcopale per la Cultura, la Carità, la Missione e l’Azione Sociale 
  • Laura Paola Gnaccolini, Funzionario della Soprintendenza ABAP 
  • Carlo Capponi, Conservatore della Basilica 
  • Miriam Rita Tessera, Curatore scientifico del progetto 
  • Andrea Perin, responsabile dell’allestimento museale 
  • Giuseppe Amato, responsabile dell’allestimento degli spazi di accoglienza e didattica 
  • Adriana Summa, socia fondatrice di Ad Artem 

Durante la presentazione sono stati illustrati gli interventi di rinnovamento, le nuove sale, i contenuti multimediali e le finalità culturali del progetto, restituendo una visione complessiva del lavoro svolto. 

Ricostruzione virtuale – Parco Archeologico di Ostia Antica (RM)

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Ricostruzione digitale a Ostia Antica: scultura, architettura e tecnologia al servizio della ricerca

Siamo lieti di annunciare che facciamo parte di un importante progetto internazionale dedicato allo studio e alla valorizzazione degli edifici residenziali tardoantichi di Ostia Antica. Un’iniziativa che unisce archeologia, storia dell’arte e tecnologie digitali e che coinvolge attori istituzionali e accademici di rilievo.

Il progetto è promosso dall’Università di Würzburg (Baviera) e si svolge in collaborazione con il Parco Archeologico di Ostia Antica, il Museo Antiquarium di Ostia, l’Istituto Archeologico Germanico di Roma e altri enti partner, con il sostegno della Deutsche Forschungsgemeinschaft (DFG). L’obiettivo generale è quello di documentare e ricontestualizzare un corpus di sculture marmoree tardoantiche, approfondendo il legame tra gli elementi decorativi e i loro contesti architettonici originari. Un progetto scientifico, ma anche profondamente visivo e narrativo, che mira a restituire spazi abitati e vissuti nel mondo tardo romano.

Un patrimonio ancora poco esplorato

Il cuore del progetto è rappresentato da un gruppo selezionato di 48 sculture provenienti da dieci edifici residenziali di Ostia. Queste opere, molte delle quali mai pubblicate in modo sistematico, verranno inserite in un corpus monografico e nel database Arachne/iDAI.objects e costituiranno la base per un’indagine comparativa sui linguaggi scultorei nelle case tardoantiche.

Ostia offre in questo senso una condizione unica: al contrario di altri siti dove si è conservata solo la decorazione o solo l’architettura, qui è spesso possibile riunire statua e spazio, grazie a una documentazione stratigrafica relativamente completa. Il progetto non si limita dunque all’analisi formale delle opere, ma le considera come parte attiva del linguaggio architettonico e della comunicazione sociale della casa romana tardoantica.

L'EDIFICIO IN RICOSTRUZIONE – RESIDENZA O BASILICA?

Uno dei principali casi studio del progetto è un edificio tardoantico tradizionalmente interpretato come luogo di culto cristiano per la presenza del cristogramma inciso su un architrave. Le ricerche più recenti suggeriscono tuttavia che si tratti di una domus costruita alla fine del IV secolo d.C., forse appartenuta alla famiglia dei Tigriniani, successivamente trasformata.
 
La pianta irregolare deriva dalla sovrapposizione su strutture preesistenti (un edificio, botteghe, una stradina e un impianto termale). L’edificio si articolava in due navate separate da un colonnato, concluse da ambienti absidati, nello specifico un’aula con nicchie e un ninfeo, con ulteriori ambienti laterali forse destinati a riunioni o alla formazione dei catecumeni.
 
La morfologia ha fatto ipotizzare una trasformazione d’uso nel tempo: da possibile residenza aristocratica a spazio aggregativo o pubblico. Al centro dell’abside si conserva la base per una statua della dea Fortuna, di cui restano importanti frammenti marmorei. Proprio questa figura sarà al centro di una delle ricostruzioni digitali previste dal progetto.
 

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La campagna di documentazione 3D di marzo 2025

Dal 3 al 7 marzo 2025, con il sostegno del Parco Archeologico di Ostia Antica e nell’ambito della collaborazione con l’Università di Würzburg, abbiamo partecipato attivamente a una campagna di documentazione fotografica e digitale che ha segnato un passaggio fondamentale per il progetto.

In quella settimana:

• sono stati fotografati sistematicamente dodici oggetti marmorei conservati nell’Antiquarium e nel Museo Ostiense;

sette oggetti scultorei sono stati scansionati in 3D tramite tecniche di fotogrammetria e rilievo ad alta risoluzione;

• sono stati inoltre rilevati fotogrammetricamente tre edifici residenziali tardoantichi, compreso quello con la statua della Fortuna.

Questa campagna ha prodotto una base di dati tridimensionale che sarà utilizzata per creare ricostruzioni virtuali di ambienti e sculture selezionate. Si tratta di un passaggio essenziale per comprendere l’estetica degli arredi scultorei e la loro funzione simbolica e visiva negli spazi domestici dell’epoca tardoimperiale. Le ricostruzioni previste non saranno solo strumenti di visualizzazione, ma veri e propri strumenti di indagine scientifica, utili per ipotizzare disposizioni originarie, rapporti spaziali e dialoghi tra architettura e immagine.

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ricostruzione e restauro virtuale: IL NOSTRO INTERVENTO

Sulla base dei dati raccolti, ci siamo occupati di elaborare una ricostruzione digitale dell’ambiente absidato dell’edificio. Le attività comprendono:

1 – Modellazione 3D dell’architettura e restituzione volumetrica dello spazio in una fase storica coerente.

Dopo aver scansionato i resti della struttura per ricavarne le geometrie di base, ne abbiamo ricostruito i volumi tramite modellazione 3D con Blender, partendo appunto da rilievi stessi, planimetrie e fonti iconografiche e integrando i dati provenienti da scavi o indagini stratigrafiche. L’attenzione è stata posta sia sulla precisione delle proporzioni e delle relazioni spaziali, sia sulla coerenza stilistica con il periodo storico di riferimento (tra il III e il V secolo d.C.).

2 – Applicazione delle texture originali (marmi, superfici) per restituire un ambiente visivamente realistico.

Una volta creato il modello della struttura, abbiamo applicato ai suoi volumi le texture originali, digitalizzando e importando in Blender materiali coerenti con quelli utilizzati durante il periodo di riferimento, come marmi policromi, intonaci e superfici decorative. L’obiettivo era creare un ambiente visivamente realistico in ogni sua componente, per restituire non solo l’aspetto estetico ma anche la qualità materica e la sensazione tattile delle componenti di questi spazi. Grande cura quindi è stata prestata nel creare una rappresentazione aderente all’epoca in questione: capitelli, arredi e tende scorrevoli, ad esempio, presentano dettagli corrispondenti al gusto e allo stile tardoantichi. Durante questo processo abbiamo prestato particolare attenzione alla resa cromatica e agli effetti di riflessione delle superfici, per garantire che la visualizzazione fosse il più veritiera possibile.

3 – Simulazioni di luce e atmosfera, per comprendere come si presentava lo spazio e come comunicava visivamente con chi lo attraversava.

L’ultima fase ha comportato varie simulazioni di illuminazione e atmosfera, con l’obiettivo di capire come lo spazio si manifestava in diverse ore del giorno e in condizioni di luce differenti. Abbiamo esaminato la disposizione di tutte le sorgenti luminose presenti e studiato il loro effetto sulle superfici e sugli elementi che sono collocati nell’ambiente. Nella sala absidata è stata innanzitutto valutato l’apporto luminoso di lampade e candelabri, che creano condizioni di illuminazione suggestive durante le ore buie della notte. Sempre in questo spazio poi è stata presa in considerazione la modalità di ingresso della luce naturale nelle ore diurne, in stretta relazione col vano colonnato che comunica con la corte esterna. Sperimentando le diverse angolature con cui i raggi solari colpiscono i suoi marmi, è stato possibile ricreare condizioni di illuminazione molto differenti e veritiere. Queste simulazioni permettono di apprezzare l’impatto scenografico degli ambienti, offrendo una modalità immersiva e approfondita di fruizione e percezione dello spazio storico.

Questo lavoro rappresenta un importante passo verso una ricostruzione scientificamente fondata ma accessibile, utile sia alla comunità accademica sia alla divulgazione pubblica.

Scansione 3D – Il fregio dell’arte della guerra – Palazzo Ducale di Urbino

Grazie alla collaborazione tra l’ISIA di Urbino e la Direzione Regionale Musei Marche – Palazzo Ducale di Urbino (MIC – Ministero della Cultura), è stato portato a termine un importante progetto di documentazione e valorizzazione digitale del patrimonio artistico del palazzo. Protagoniste del lavoro sono state 22 formelle in pietra, parte dello storico fregio cinquecentesco della facciata, che dopo essere state conservate per decenni in archivio, sono oggi nuovamente esposte al piano nobile del Palazzo Ducale di Urbino. 

Il progetto è stato realizzato grazie al contributo degli studenti del secondo anno del biennio specialistico in Fotografia dell’ISIA di Urbino (a.a. 2024/25), che – sotto la supervisione dei docenti – hanno curato l’intero processo di digitalizzazione tridimensionale tramite fotogrammetria. I modelli risultanti sono oggi consultabili online sulla piattaforma Sketchfab. 

Il fregio dell’arte della guerra del Palazzo Ducale di Urbino

Incisione del Palazzo Ducale di Urbino del 1724 con le formelle in evidenza. Immagine tratta da Bianchini – Bernardino Baldi – Memorie concernenti la città di Urbino Salvioli, Roma 1724 (facsimile Arnaldo Forni Ed. Bologna 1996)

Verso il 1480, durante il governo di Federico da Montefeltro, vennero realizzati 72 bassorilievi in pietra che decoravano la facciata ‘ad ali’ del Palazzo Ducale. Questo fregio, noto come “fregio dell’arte della guerra”, aveva una funzione non solo ornamentale ma soprattutto simbolica e celebrativa. I rilievi rappresentano armi, macchine belliche, congegni ingegneristici, simboli di potere militare e scientifico. 

Il programma iconografico riflette l’interesse del Duca per la cultura tecnico-scientifica e l’ingegneria militare, testimoniato anche dalla sua prestigiosa biblioteca. Le fonti grafiche di riferimento includono i disegni di Roberto Valturio (De re militari), Francesco di Giorgio Martini, Mariano di Jacopo detto Taccola, e Vitruvio. Alcuni studiosi ipotizzano che il fregio fosse originariamente policromo, sebbene oggi ne rimangano solo tracce. 

Realizzate in calcare massiccio proveniente dal Monte Nerone, le formelle furono successivamente rimosse dalla facciata a causa del degrado provocato dagli agenti atmosferici. Nel 1756, per ordine del legato apostolico Giovan Francesco Stoppani, furono murate come decorazione nel Lapidarium interno. Rimasero in quella collocazione fino agli interventi di risistemazione del 1944, guidati da Pasquale Rotondi. 

L’alto valore storico e artistico di queste opere è oggi nuovamente riconosciuto grazie al recente riallestimento espositivo al piano nobile e al lavoro di digitalizzazione 3D che ne favorisce una fruizione innovativa, accessibile e globale. 

IL NOSTRO INTERVENTO

Il lavoro di documentazione è stato realizzato dagli studenti al secondo anno del biennio specialistico in Fotografia dell’ISIA di Urbino (a.a. 2024-25), coordinati dai docenti, attraverso l’uso della fotogrammetria digitale, una tecnica che consente di ottenere modelli tridimensionali accurati a partire da fotografie ad alta risoluzione. 

Fasi del processo di digitalizzazione: 

1 – Acquisizione fotografica

Ogni formella è stata fotografata da più angolazioni con camere professionali ad alta risoluzione, in condizioni di luce controllata, per garantire una copertura completa e la massima resa dei dettagli.

2 –  Elaborazione dei dati e ottimizzazione dei modelli

Le immagini sono state elaborate con il software Agisoft Metashape e i modelli 3D sono stati rifiniti e ottimizzati per la visualizzazione web e caricati su Sketchfab, piattaforma che consente una navigazione interattiva da qualsiasi dispositivo. Questo permette l’esplorazione del patrimonio culturale ad un pubblico internazionale, favorendo dunque un accesso democratico e rappresentando un esempio virtuoso di come le nuove tecnologie possano creare connessioni tra passato e futuro. 

MODELLI 3D SU SKETCHFAB

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Un risultato inedito: l'esposizione dei poster

Accanto alla digitalizzazione, gli studenti hanno sviluppato una serie di poster progettuali, utilizzando le scansioni 3D come base per reinterpretazioni grafiche e fotografiche. Questi elaborati uniscono design visivo, fotografia concettuale e valorizzazione archeologica, dando vita a una forma originale di comunicazione del patrimonio. 

Scansione 3D – MUDEM, Museo della Moneta – Roma (RM)

Siamo felici di condividere il lavoro che abbiamo realizzato per il MUDEM, Museo della Moneta della Banca d’Italia. Il progetto di digitalizzazione, sviluppato in collaborazione con Comwork, è un esempio di come la tecnologia possa contribuire alla valorizzazione del patrimonio culturale e storico di istituzioni come la Banca d’Italia.

L’intervento ha avuto come obiettivo la scansione e la digitalizzazione di numerosi reperti storici che arricchiranno la piattaforma web del MUDEM, offrendo una nuova dimensione all’esperienza museale e promuovendo la fruizione del patrimonio culturale attraverso il digitale.

Questa collaborazione evidenzia l’importanza di mettere a disposizione degli utenti strumenti innovativi per esplorare la storia e comprendere il valore degli oggetti in modo interattivo.

MUDEM - Museo della Moneta

Il MUDEM, Museo della Moneta della Banca d’Italia, rappresenta un progetto culturale innovativo che unisce tradizione e tecnologia per raccontare la storia della moneta e dei mezzi di pagamento. Situato nella splendida cornice di Villa Hüffer, in via Nazionale 191 a Roma, il museo aprirà le sue porte nel 2026.

La collezione del MUDEM è ricca e variegata: oltre a monete antiche e strumenti di pagamento, comprende preziosi monili, opere d’arte e documenti storici che svelano le relazioni economiche e finanziarie che si celano dietro la loro bellezza e peculiarità. Il museo si articola in quattro aree principali: tre dedicate all’esposizione permanente e una riservata a iniziative didattiche, mostre temporanee ed eventi.

Il primo percorso espositivo, L’avventura della moneta, conduce i visitatori in un viaggio attraverso dieci sale, partendo dalle antiche civiltà fino ai giorni nostri. Seguono poi due percorsi tematici: il primo dedicato alla storia monetaria e finanziaria dell’Italia, il secondo alla storia dell’oro.

MUDEM – Museo della Moneta

IL NOSTRO INTERVENTO

Il nostro contributo al progetto MUDEM si è concentrato sulla digitalizzazione di una parte significativa delle collezioni, un’attività cruciale per garantire l’accesso al patrimonio storico anche in formato digitale. In collaborazione con Comwork, abbiamo realizzato la scansione di numerosi pezzi che saranno pubblicati sulla nuova pagina web del Museo.

Il processo di scansione è stato condotto con tecnologie avanzate, garantendo la massima fedeltà nella riproduzione dei dettagli di ciascun oggetto. Questa operazione ha un duplice valore: da un lato, preserva digitalmente i reperti, proteggendoli dall’usura del tempo; dall’altro, consente a un pubblico più ampio di scoprire e approfondire la storia della moneta da casa.

Le immagini digitali che abbiamo prodotto verranno integrate in un sistema di consultazione online, offrendo un’esperienza interattiva e dinamica che stimolerà la curiosità dei visitatori e degli appassionati di storia e finanza.

Scansione 3D – Collezione Gonzaga – Palazzo Ducale di Mantova (MN)

Siamo lieti di annunciare il nostro contributo al progetto “Le sculture antiche della Collezione Gonzaga nel Palazzo Ducale di Mantova. Sviluppo e riesame di una delle più grandi collezioni del Nord Italia”.

Questo progetto è realizzato in collaborazione con l’Università di Colonia, il Museo Archeologico Nazionale di Mantova, il Palazzo Ducale di Mantova e il MACA (Mantova Collezioni Antiche), ed è finanziato dalla Fondazione Tedesca per la Ricerca (DFG) con il numero di progetto 437177061.

La collezione Gonzaga

La Collezione Gonzaga, custodita nel Palazzo Ducale di Mantova, rappresenta uno dei complessi scultorei più rilevanti del Nord Italia. Composta da circa 280 sculture già catalogate, a cui si aggiungono circa 60 oggetti ancora da analizzare, la collezione abbraccia una vasta gamma di opere, dai frammenti ai pezzi post-antichi o pseudo-antichi. Questa varietà riflette la ricchezza del patrimonio artistico accumulato nel tempo dai Gonzaga, una delle famiglie più influenti del Rinascimento italiano.

L’obiettivo del progetto è la documentazione completa e sistematica delle opere, includendo la catalogazione tipologica e cronologica, l’analisi dello stato di conservazione e lo studio delle tecniche di lavorazione e dei restauri. 

Una parte fondamentale del progetto riguarda l’integrazione tra approcci tradizionali e tecnologie digitali avanzate. La creazione di scansioni tridimensionali mediante rilievi laser e fotogrammetria non solo permette una documentazione visiva estremamente dettagliata, ma costituisce anche una base solida per future ricerche, analisi comparative e interventi di conservazione.

Progetto di ricercaLe sculture antiche della Collezione Gonzaga nel Palazzo Ducale di Mantova. Sviluppo e riesame di una delle più grandi collezioni del Nord Italia

IL NOSTRO INTERVENTO

Nell’ambito del progetto, abbiamo eseguito rilievi digitali di molte statue utilizzando tecniche avanzate di fotogrammetria e scansione laser. Queste due metodologie, complementari tra loro, garantiscono una documentazione estremamente precisa e completa delle opere.

  • Fotogrammetria: Consiste nell’acquisizione di immagini digitali ad alta risoluzione da più angolazioni, che vengono poi elaborate tramite software specializzati per generare modelli tridimensionali accurati. Questa tecnica si distingue per la sua flessibilità e capacità di acquisire dettagli cromatici delle superfici, rendendola particolarmente utile per analisi visive e confronti tipologici.

  • Scansione Laser: Utilizza un fascio laser per misurare la distanza tra lo scanner e la superficie dell’opera, generando una “nuvola di punti” ad alta densità. Questa tecnologia è particolarmente efficace per catturare geometrie complesse, dettagli sottili e per analizzare lo stato di conservazione con una precisione millimetrica.

L’integrazione tra le due tecnologie ci ha permesso di ottenere dati estremamente accurati sia dal punto di vista geometrico che cromatico. I modelli tridimensionali generati costituiscono una base essenziale per successive analisi strutturali, studi comparativi e interventi di restauro.

Scansione 3D – Iscrizione latina del Cortile d’Onore -Palazzo Ducale di Urbino

Nel contesto della valorizzazione del patrimonio architettonico del Palazzo Ducale di Urbino, è stato realizzato un intervento tecnico finalizzato al rilievo tridimensionale del fregio inciso in lettere latine, presente sulle facciate del Cortile d’Onore.

L’utilizzo di tecniche avanzate di fotogrammetria da drone ha consentito di documentare con estrema precisione le iscrizioni, ottenendo modelli 3D utili per misurazioni precise e per applicazioni future, come la produzione di caratteri mobili destinati alla stampa serigrafica.

Questo lavoro, condotto in collaborazione tra ISIA Urbino, la Direzione Generale Musei di Urbino e il Palazzo Ducale, ha offerto una nuova chiave di lettura per il restauro e la conservazione di uno dei più significativi esempi di architettura rinascimentale.

Il Cortile d'onore - Palazzo Ducale di Urbino

Il Cortile di Palazzo Ducale di Urbino, noto anche come Cortile d’Onore, è uno degli spazi più emblematici dell’intero palazzo rinascimentale. Realizzato da Luciano Laurana tra il 1466 e il 1472, il cortile è un capolavoro che incarna i principi della cultura prospettica del Rinascimento urbinate. La sua sobria decorazione, ispirata all’antico, l’alternanza ritmica tra pieni e vuoti e le numerose soluzioni architettoniche innovative lo rendono un esempio di grande raffinatezza.

Situato nella terza fase costruttiva del Palazzo, il Cortile d’Onore rappresenta la fusione tra l’edificio medievale preesistente e le nuove strutture progettate dai duchi di Urbino. La posizione centrale e la funzione di collegamento tra le varie aree del palazzo evidenziano la sua importanza tanto per la logica architettonica quanto per il suo valore simbolico.

Il rilievo tridimensionale del fregio del Cortile d’Onore del Palazzo Ducale di Urbino ha fornito nuove informazioni sulla realizzazione del testo e sul modo in cui la luce e l’ombra interagiscono con le forme incise, rivelando dettagli inediti e complessi. Grazie all’uso della fotogrammetria da drone e delle moderne tecnologie di modellazione 3D, è stato possibile non solo conservare digitalmente il fregio, ma anche progettare applicazioni future, come la produzione di caratteri mobili per la stampa serigrafica. Questo intervento non solo arricchisce la conoscenza storica e tecnica del monumento, ma contribuisce anche alla sua conservazione e valorizzazione per le generazioni future.

IL NOSTRO INTERVENTO

L’intervento di rilievo 3D del fregio, che corre lungo le facciate del Cortile d’Onore, è stato condotto con l’obiettivo di acquisire dati precisi sulla geometria e sulla morfologia delle lettere incise nella pietra. Il fregio si sviluppa in due livelli distinti e comprende un testo in latino che celebra le imprese di Federico da Montefeltro, Duca di Urbino. La sua posizione elevata e la difficoltà di accesso hanno reso necessario l’uso di tecniche avanzate, in particolare la fotogrammetria da drone.

Per l’acquisizione dei dati è stato utilizzato un drone DJI Mini Pro 4, equipaggiato con un sensore CMOS da 1/1.3” che ha permesso di catturare centinaia di immagini ad alta risoluzione in formato raw (DNG) e JPEG. Le fotografie sono state elaborate tramite software SfM (Structure from Motion), in particolare Agisoft Metashape 2.0 e Epic Games RealityCapture 1.3, per generare modelli 3D accurati del fregio. Il processo ha incluso diverse fasi, a partire dall’allineamento delle immagini e dalla creazione di nuvole di punti sparse e dense, fino alla produzione di modelli 3D georeferenziati e di Digital Elevation Models (DEM).

fig. 1: Il DEM visualizza la forma tridimensionale e i dettagli topografici del fregio, inclusi i dati di altitudine e la disposizione delle lettere.

Sopra: DEM in verde sovrapposto all’immagine; Sotto: il DEM in blu con metrini scalimetri.

Il modello 3D finale ha permesso di misurare con precisione l’altezza, la larghezza e la proporzione dei caratteri, rivelando dettagli che non erano visibili a occhio nudo. Inoltre, è stato possibile analizzare le tecniche di incisione utilizzate dallo scalpellino, notando come la profondità e la forma delle lettere siano state progettate per sfruttare l’illuminazione solare, creando effetti di chiaroscuro che animano il fregio nel corso della giornata.

Le figure ottenute sono state successivamente utilizzate per l’estrazione di curve di livello, tramite le quali sono stati generati profili orizzontali e verticali delle lettere. Queste informazioni sono state poi trasferite su software di modellazione come Blender, dove è stato possibile definire con maggiore precisione i contorni delle lettere e creare una densificazione dei tratti nelle zone più profonde, come un chiaroscuro ideale che riproduce l’effetto di profondità nella pietra.

fig. 2: modelli 3D generati con RealityCapture. La figura evidenzia la nuvola di punti densa e i modelli 3D completi di texture, offrendo una rappresentazione visiva accurata delle lettere.

fig. 3: densificazione dei tratti e creazione dei profili delle lettere in Blender. L’immagine illustra il processo di modellazione e l’effetto chiaroscuro che enfatizza la profondità delle incisioni.

Diffusione dei risultati

Radim Peško; Jonathan Pierini (eds), Type and Context, Roma Publications, 2024.

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Scansione 3D – Palazzo Ducale di Urbino

Il progetto di scansione e modellazione 3D del Lapidarium del Palazzo Ducale di Urbino rappresenta un’importante iniziativa nata dalla collaborazione tra l’ISIA di Urbino (Istituto Superiore per le Industrie Artistiche) e la Direzione Generale Musei di Urbino.

L’intervento, realizzato grazie al contributo degli studenti del biennio di Fotografia al II anno (A.A. 2021/2022 e A.A. 2022/2023) dell’ISIA, ha permesso di creare modelli tridimensionali di alta qualità delle opere esposte.

I risultati del progetto, consultabili sul sito Sketchfab, offrono una nuova modalità di fruizione digitale del patrimonio storico, combinando innovazione tecnologica e valorizzazione culturale.

Il Palazzo Ducale di Urbino

Il Palazzo Ducale di Urbino è il simbolo artistico e architettonico della città, nonché uno degli esempi più significativi del Rinascimento italiano. Situato nel cuore del centro storico, il Palazzo si erge accanto a monumenti di grande rilievo come la Cattedrale e il Teatro Sanzio. Attualmente è sede della Galleria Nazionale delle Marche e del Museo del Lapidario. Di proprietà dello Stato Italiano, il Palazzo accoglie ogni anno migliaia di visitatori, attratti dalla sua straordinaria bellezza e dall’importanza storica delle sue collezioni.

Il Lapidarium, una delle sezioni del museo, custodisce una raccolta di opere scultoree e lapidi, testimonianze della ricca eredità culturale e artistica della città. Questo spazio si distingue per la sua capacità di raccontare la storia di Urbino attraverso reperti di grande valore.

IL NOSTRO INTERVENTO

Grazie all’impegno degli studenti dell’ISIA di Urbino, il progetto ha previsto la digitalizzazione delle opere del Lapidarium mediante tecnologie di scansione avanzate. L’attività ha richiesto un’attenta pianificazione e l’utilizzo di strumenti innovativi per la creazione di modelli 3D fedeli agli originali. Gli studenti, coordinati dai loro docenti, hanno lavorato al calcolo e alla realizzazione delle ricostruzioni digitali, contribuendo non solo alla conservazione, ma anche alla divulgazione del patrimonio culturale in un contesto digitale.

La consultabilità dei modelli su Sketchfab permette a un pubblico globale di esplorare virtualmente il Lapidarium, favorendo un accesso democratico al patrimonio storico e promuovendo la conoscenza delle opere in esso contenute. Questa iniziativa rappresenta un esempio virtuoso di come le nuove tecnologie possano essere messe al servizio della cultura, creando connessioni tra passato e futuro.

MODELLI 3D SU SKETCHFAB

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Scansione 3D – Castello Scaligero di Sirmione (BS)

Il progetto di scansione 3D del Castello Scaligero di Sirmione, realizzato in collaborazione con la Soprintendenza Archeologica, Belle Arti e Paesaggio (SABAP) Lombardia e la Direzione Generale, rappresenta un’importante iniziativa per la documentazione, la conservazione e la valorizzazione del patrimonio culturale italiano.

L’intervento ha coinvolto l’uso combinato di un ROV subacqueo per l’analisi delle parti sommerse e di un drone aereo per la mappatura delle sezioni emerse, permettendo di ottenere una scansione 3D fotorealistica e georeferenziata.

Il castello scaligero di Sirmione

Il Castello Scaligero di Sirmione è uno dei più spettacolari esempi di fortificazione lacustre del Nord Italia. Costruito nella seconda metà del Trecento dalla famiglia Della Scala, che dominava Verona e i territori circostanti, il castello si erge all’ingresso del borgo medievale di Sirmione. La sua struttura è caratterizzata da un quadrilatero di mura merlate, tre torri angolari e un mastio imponente, che svetta come elemento distintivo.

Un elemento di grande rilevanza è la darsena fortificata, progettata come porto sicuro per le flotte scaligere. Questa parte del castello, unica nel suo genere, è stata riportata al suo aspetto originario grazie ai restauri iniziati nel 1919, che hanno restituito l’acqua del lago al bacino interno. Nel corso dei secoli, il castello ha avuto diverse funzioni, da postazione difensiva a deposito di armi, fino a ospitare uffici e alloggi militari. Oggi, grazie a un attento restauro e alla recente digitalizzazione, il Castello Scaligero si presenta come una testimonianza straordinaria di architettura medievale e un’attrazione culturale di grande valore.

CASTELLO SCALIGERO DI SIRMIONE

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IL NOSTRO INTERVENTO

1 – SCANSIONE DA ROV SUBACQUEO

La scansione subacquea è stata realizzata con l’ausilio di un ROV (Remote Operated Vehicle), uno strumento dotato di sensori e sistemi di imaging avanzati, progettato per operare in ambienti acquatici. Questo dispositivo ha esplorato in dettaglio la darsena del castello e le porzioni della struttura a contatto con il Lago di Garda, catturando immagini e dati tridimensionali delle parti sommerse.

I dati acquisiti sono stati rielaborati per generare una nuvola di punti tridimensionale che rappresenta fedelmente le caratteristiche spaziali e cromatiche delle aree subacquee. Questo processo ha consentito di integrare le informazioni sommerse nel modello globale del castello, colmando una lacuna spesso trascurata nei rilievi tradizionali e permettendo una visione completa dell’intero complesso architettonico.

2 – SCANSIONE DA DRONE AEREO

Per la mappatura delle parti emerse, è stato utilizzato un drone aereo in grado di sorvolare il castello e acquisire centinaia di fotografie digitali ad alta risoluzione. La fotogrammetria, tecnologia alla base di questo processo, ha trasformato le immagini in una nuvola di punti tridimensionale che descrive in modo dettagliato sia la geometria che i colori delle superfici osservate.

Il drone ha permesso di catturare ogni dettaglio delle mura, delle torri e del mastio del castello, inclusi elementi difficilmente accessibili con metodi di rilievo tradizionali. Le informazioni raccolte sono state utilizzate per creare una mesh texturizzata. Il risultato finale è un modello 3D altamente realistico e immersivo, ideale per scopi di studio e valorizzazione culturale.

Digitalizzazione dell’Area Archeologica delle “Grotte di Catullo” a Sirmione (BS)

Azione svolta all’interno del progetto e-Archeo

Un grande progetto nazionale che racconta 8 siti archeologici italiani secondo un modello esperienziale integrato sia online che sul posto. e-Archeo è il primo progetto su larga scala aggregatore di enti di ricerca, università e accademie, industrie creative ed esperti del settore dei Beni Culturali nelle sue molteplici declinazioni, promosso dal Ministero della Cultura (MiC) e coordinato da Ales SpA.

Scopri di più sull’progetto e-Archeo

 

Per il progetto e-Archeo, in collaborazione con Ales S.p.a, Direzione Regionale Musei Lombardia, l’Area Archeologica delle Grotte di Catullo e Museo Archeologico di Sirmione, con il supporto scientifico dell’Università degli Studi di Verona (prof. P. Basso), e di Effetto Farfalla s.r.l., abbiamo sviluppato il progetto di scansione 3D dell’Area Archeologica delle “Grotte di Catullo” a Sirmione (BS).

Grotte di Catullo è il nome con cui ormai da secoli è conosciuta la villa romana più grande e meglio conservata dell’Italia settentrionale, sull’estremità della penisola di Sirmione con una vista panoramica sul Lago di Garda. La villa copre un’area complessiva di circa due ettari, si sviluppa su tre piani, di cui quello inferiore realizzato attraverso sbancamenti del sottosuolo roccioso, sostenuti da possenti sostruzioni percorribili e in parte a vista. Ha una forma rettangolare, con due avancorpi sui lati brevi. All’interno del Museo Archeologico, è possibile visionare i reperti più significativi provenienti dagli scavi tra cui spiccano gli splendidi frammenti della decorazione ad affresco che arricchiva gli ambienti residenziali della villa, tra cui il cosiddetto “ritratto di Catullo”, ma anche anche i raffinati stucchi e i frammenti della decorazione architettonica.

Scopri di più sull’Area Archeologica delle Grotte di Catullo

Ricerca dati d’archivio

La prima fase per lo studio dell’Area Archeologica ha previsto la ricerca e il recupero di dati dall’archivio ministeriale. Grazie a questa indagine abbiamo individuato scansioni laser e rilievi 2D pregressi della villa, ma in cui non erano presenti scansioni da drone e da terra di alcune parti ed era totalmente assente la documentazione fotografica di tutta l’area. 

FOTOGRAMMETRIA 3d

Per integrare i dati già in nostro possesso, il primo intervento compiuto nell’area è stato quello di implementare la maglia topografica, con l’aggiunta di nuovi punti geodetici, necessari per georeferenziare le scansioni 3D. La campagna di rilievo è stata divisa in due parti: una condotta da drone e una terra. La fotogrammetria terrestre è stata necessaria per comprendere anche la scansione di alcuni elementi architettonici in situ e non. 

Scopri di più sulla fotogrammetria

La fotogrammetria da drone ha invece interessato alcuni ambienti o serie di ambienti della villa, in particolare il “Campo delle Noci”, la serie di nicchie del Criptoportico e l’Ambiente 107.

DOCUMENTAZIONE FOTOGRAFICA

Il secondo intervento ha permesso la documentazione fotografica integrale di tutta l’area girando filmati e fotografie di dettaglio di ogni ambiente sia da terra che da drone.

Caso studio: ambiente 107

Partendo dalla scansione 3D dell’Ambiente 107 siamo giunti fino al suo restauro virtuale. 

Dopo la georeferenziazione della scansione e il processo di retopology è stato effettuato l’inserimento del modello nel motore 3D Unreal Engine 4, che ha fornito una virtualizzazione dell’ambiente e la ricollocazione delle pitture parietali restaurate digitalmente.

L’Ambiente 107 si trova a livello del criptoportico. È l’unico punto della villa in cui è stato possibile stabilire una relazione tra i frammenti di intonaco rinvenuti durante gli scavi e la loro collocazione originale. Su uno dei muri dell’Ambiente 107 è ancora visibile un’ampia porzione di parete decorata (III stile) di età romana, risalente a circa 2000 anni fa, unica testimonianza di questo genere presente in tutta l’area archeologica. 

Lo studio della decorazione pittorica degli ambienti della villa è risultato fin da subito molto complesso, a causa dell’asportazione delle pareti murarie avvenuta dopo l’abbandono dell’edificio, già nel III secolo d.C.
Il soggetto rappresentato è una struttura architettonica ideale su podio disegnata in prospettiva, resa elegantemente sia dal punto di vista tecnico, che nella scelta dei colori: toni di giallo, azzurro, verde e viola su sfondo bianco, in cui spiccano elementi che richiamano l’architettura greca.

Campagna materica

La campagna fotografica materica ha portato alla produzione delle diverse texture relative alla muratura e ai livelli di preparazione dell’intonaco. Il risultato consiste nella possibilità di visualizzare attraverso la ricostruzione 3D dell’intero ambiente della muratura in pietra e del primo, secondo e terzo livello di preparazione dell’intonaco, oltre che dello stesso affresco restaurato virtualmente.

Elaborazione scansione

La scansione 3D viene elaborata in nuvole di punti, creando una mesh texturizzata che viene successivamente agganciata alla maglia topografica per permetterne una corretta georeferenziazione. La mesh 3D viene esportata (*.FBX) per l’inserimento all’interno del motore 3D.

Dall’inserimento del modello nel motore 3D Unreal Engine 4 è derivata la virtualizzazione finale dell’ambiente con la ricollocazione delle pitture parietali restaurate digitalmente e l’aggiunta di punti interattivi che permettono di ottenere maggiori informazioni sul modello, rendendo la scena interattiva.

DIFFUSIONE DEI RISULTATI

Parte delle riprese effettuate per il progetto sono state utilizzate anche per la creazione di uno degli 8 documentari che illustrano il sito archeologico di Sirmione – Desenzano:

e-Archeo: Parchi Archeologici
Sirmione e Desenzano
St 2022Ep 1

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