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Ricostruzione virtuale – Museo Archeologico Platina – Piadena (CR)

Nel cuore della pianura lombarda, il Museo Archeologico Platina di Piadena Drizzona si è fatto promotore di un progetto innovativo che coniuga ricerca scientifica, tecnologie digitali e valorizzazione del patrimonio. 
Tutto nasce da un accordo siglato nel dicembre 2021 tra Regione Lombardia, Ministero della Cultura e una rete di comuni lombardi, finalizzato alla gestione e valorizzazione del sito seriale transnazionale UNESCO “Siti palafitticoli preistorici dell’arco alpino”. 

Tra le azioni sostenute da questo piano strategico, si distingue la creazione della Minicave, un allestimento immersivo che permette di esplorare, con l’ausilio della realtà virtuale, il villaggio palafitticolo dei Lagazzi del Vho, un sito archeologico oggi non più accessibile fisicamente poiché reinterrato dopo gli ultimi scavi. 
La Minicave rappresenta il punto di arrivo di un lungo percorso di ricerca iniziato anni fa, che ha coinvolto anche altri contesti palafitticoli, come il sito archeologico Lucone di Polpenazze (BS), e che trova nella ricostruzione virtuale e interattiva una nuova modalità di raccontare il passato, attraverso un’esperienza coinvolgente e multisensoriale 

I Siti palafitticoli preistorici dell’arco alpino – un patrimonio UNESCO

Ricostruzione del sito palafitticolo di Lucone di Polpenazze.

Nel giugno del 2011, il progetto internazionale “Siti palafitticoli preistorici dell’arco alpino è stato inserito nella Lista del Patrimonio Mondiale dell’UNESCO come sito seriale transnazionale. Questo riconoscimento coinvolge sei Paesi (Svizzera, Austria, Francia, Germania, Slovenia e Italia) e raccoglie 111 insediamenti palafitticoli selezionati tra oltre 1000. Questi villaggi preistorici, databili dal 5000 al 500 a.C., sorgono in ambienti umidi – come rive di fiumi, laghi, paludi – le cui condizioni hanno favorito la straordinaria conservazione di materiali organici normalmente soggetti a decomposizione: legno, tessuti, osso, resti vegetali e semi. 
Grazie a questi contesti eccezionali, possiamo oggi disporre di una documentazione senza precedenti sulle prime comunità agricole dell’Europa centrale e sulle loro relazioni economiche, ecologiche e sociali. In Italia i siti selezionati sono 19, distribuiti tra Lombardia, Veneto, Piemonte, Trentino e Friuli-Venezia Giulia, e rappresentano un patrimonio di enorme valore sia per la ricerca scientifica che per la divulgazione pubblica. 

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Il sito dei Lagazzi del Vho

Ricostruzione del sito palafitticolo di Lagazzi del Vho.

Il sito dei Lagazzi del Vho, situato a sud della frazione Vho di Piadena Drizzona, rappresenta una delle pochissime aree della pianura padana rimaste in stato naturale. Proprio per questa sua unicità ambientale, è stato dichiarato Monumento Naturale dalla Regione Lombardia nel 2002. 
Il villaggio palafitticolo, scoperto alla fine del XIX secolo, si sviluppava all’interno di una conca fluviale generata da un antico meandro del fiume Oglio. L’insediamento, datato tra la fine del Bronzo Antico e l’inizio del Bronzo Medio (1800–1500 a.C.), si estendeva per circa tre ettari e si caratterizzava per la presenza di capanni rettangolari costruiti su una piattaforma lignea ricoperta di argilla, con le abitazioni poste a circa sei metri di distanza l’una dall’altra. 
Tra i reperti recuperati spiccano manufatti ceramici, utensili in osso e corno, e oggetti in bronzo. Oggi il sito non presenta strutture visibili, ma è dotato di un percorso segnalato e informativo. 
Il Museo Archeologico Platina ne custodisce i reperti e promuove numerose attività di divulgazione: visite didattiche, laboratori per scuole e, grazie alla Minicave, anche una ricostruzione virtuale del villaggio. 

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La Minicave: un progetto di realtà virtuale immersiva 

La Minicave nasce come risposta alla necessità di valorizzare un sito archeologico oggi non più accessibile, restituendone visibilità, contesto e comprensione.  

Si tratta di uno spazio immersivo allestito all’interno del Museo Platina, composto da tre proiettori sincronizzati e da uno schermo panoramico su tre pareti, che crea una proiezione continua e avvolgente. 
In questo ambiente, il visitatore assume il controllo di un avatar (una bambina in jeans e maglia rossa) e può muoversi liberamente nel villaggio dei Lagazzi del Vho, ricostruito con accuratezza scientifica. 

L’intero paesaggio – capanne, piattaforme lignee, rive del fiume, campi coltivati, animali, oggetti d’uso quotidiano – è stato modellato tenendo conto dei dati di scavo e di analoghi meglio conservati, come il sito del Lucone di Polpenazze (BS), dove grazie a un ambiente umido torboso si sono conservati oltre 1300 oggetti in legno: travi, zappe, recipienti, utensili, persino una porta con chiavistelli risalente al 2034 a.C. 

Nella Minicave, sei oggetti nascosti possono essere trovati nel corso dell’esplorazione virtuale. Una volta individuati, i visitatori sono invitati a cercarli nelle vetrine del museo reale, dove sono esposti. Questo gioco tra virtuale e reale aiuta a comprendere il percorso del reperto: dal suo contesto originario fino alla musealizzazione. 
Inoltre, la presenza di hotspot interattivi permette di attivare schede informative che raccontano l’oggetto, il suo utilizzo, il luogo del ritrovamento e il confronto con altri contesti. 

La Minicave è pensata anche come strumento didattico per le scuole. Le mediatrici culturali del museo propongono percorsi interattivi per bambini, che uniscono l’apprendimento all’esperienza sensoriale e al gioco. La caccia al tesoro tra mondo virtuale e museo aiuta a formare una nuova consapevolezza sul patrimonio archeologico e sulla sua tutela. 

IL NOSTRO INTERVENTO

1 – Studio preliminare e raccolta dati archeologici

La progettazione della Minicave ha preso avvio con un approfondito lavoro di analisi e confronto tra il sito dei Lagazzi del Vho e altri insediamenti coevi, in particolare quello del Lucone di Polpenazze (BS). Il Lucone, grazie alle eccezionali condizioni di conservazione dovute all’ambiente torboso e all’incendio che distrusse parte dell’abitato, ha restituito oltre 1300 elementi lignei e materiali organici rari, fondamentali per colmare le lacune documentarie del sito piadenese. Sono stati analizzati reperti, planimetrie, essenze lignee, tecniche costruttive, oggetti domestici e dati ambientali (come pollini e semi), così da elaborare una ricostruzione filologicamente attendibile anche per i Lagazzi.

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2 – Progettazione scientifica e modellazione del villaggio

Sulla base dei dati raccolti, si è proceduto alla ricostruzione virtuale del villaggio palafitticolo: capanne rettangolari rialzate su pali, piattaforme lignee, strutture argillose, aree agricole e rive fluviali. Ogni elemento è stato modellato digitalmente seguendo criteri scientifici, utilizzando fonti archeologiche, etnografiche e ambientali. Particolare attenzione è stata riservata ai materiali (legni, canne, argilla) e alle tecniche costruttive antiche come l’incannucciata.

3 – Digitalizzazione e integrazione dei reperti reali

Gli oggetti esposti nel museo – utensili, contenitori, strumenti – sono stati restaurati digitalmente e inseriti all’interno della scena virtuale nei punti in cui, in origine, potevano trovarsi. Per ciascuno di essi è stata sviluppata una scheda informativa interattiva che ne racconta funzione, provenienza, materiali e confronti.

4 – Allestimento della sala immersiva e sistema di proiezione

Lo spazio Minicave è stato attrezzato con tre videoproiettori sincronizzati che, grazie a una gestione integrata dell’immagine, proiettano una scena continua e panoramica su tre pareti. Il sistema crea un effetto immersivo in grado di coinvolgere pienamente l’utente, che ha l’impressione di “entrare” nel villaggio.

5 – Sviluppo dell’interazione e navigazione

Il protagonista della visita è un avatar – una bambina con maglia rossa e jeans che il visitatore può controllare tramite un controller dedicato. Muovendosi liberamente all’interno del villaggio, l’utente può esplorare capanne, avvicinarsi agli oggetti e attivare hotspot interattivi: veri e propri punti sensibili che restituiscono informazioni testuali e visive.

ULTIMI AGGIORNAMENTI

Il progetto è stato presentato ufficialmente al pubblico domenica 13 aprile 2025, presso la sala conferenze del Museo Archeologico Platina di Piadena Drizzona (Cremona), in occasione dell’evento “Occhi nel passato – Presentazione della realtà virtuale in un museo“. 

Realtà Aumentata – Civico Museo Archeologico Platina

Ricostruzione virtuale attraverso realtà aumentata

Ricostruzione attraverso Realtà Aumentata di un ambiente della Domus del Labirinto (Calvatone, CR); creazione di animazione con personaggi all’interno della ricostruzione del labirinto. 

Incaricati dal Comune di Piadena e dal Museo Archeologico Platina, abbiamo realizzato un’applicazione che sfrutta le tecnologie di realtà aumentata per presentare al visitatore il triclinio della Domus del Labirinto nel Museo di Piadena. L’applicazione è stata fatta a seguito della mostra “Dentro e fuori il labirinto – Abitare a Bedriacum” che ha visto tra i vari partner organizzatori della manifestazione il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, Regione Lombardia e l’Università degli Studi di Milano.

Il Museo archeologico Platina, punto di riferimento per la parte orientale della provincia di Cremona, dove sono confluiti i materiali archeologici rinvenuti nel Piadenese e nelle aree circostanti, ospita collezioni che offrono al visitatore un ricco quadro del popolamento umano del territorio dal Paleolitico Superiore all’Alto Medioevo. L’importanza delle sue raccolte nasce dalla ricchezza di rinvenimenti nel territorio e dalla precocità delle ricerche archeologiche, che si susseguono a partire dalla seconda metà del XIX secolo. La sezione dedicata alla cittadina romana di Bedriacum custodisce una ricca collezione di pregiati reperti provenienti dalla Domus del Labirinto.

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Bedriacum e le ricerche archeologiche

Le testimonianze archeologiche del sito di Bedriacum raccontano il processo di romanizzazione che ebbe inizio dalla seconda metà del II sec. a.C, documentato da vasellame per la mensa. Il sito testimonia la presenza di una cittadina oggi situata nel territorio della vicina Calvatone e in origine strategicamente situata nel punto in cui il fiume Oglio si interseca con la via Postumia. A partire dagli anni ’50 si è aperta una nuova e decisiva fase di ricerche archeologiche. Tra il 1957 e il 1961 , per la prima volta in questo sito, grazie all’applicazione del metodo stratigrafico di ricerca archeologica, è stato possibile inserire il sito romano in un quadro topografico e individuare delle strutture utili a definire l’impianto urbanistico dell’abitato. 

La fase più recente delle ricerche archeologiche a Calvatone, in località Sant’Andrea, prende avvio nel 1986, con il “progetto Calvatone” diretto dalla prof. Maria Teresa Grassi, che vede la collaborazione tra la Soprintendenza Archeologica della Lombardia (SAPAB – Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Cremona Lodi e Mantova), l’Istituto di Archeologia dell’Università degli Studi di Milano (oggi Settore di Archeologia del Dipartimento di Beni culturali e ambientali) e l’Istituto di Archeologia dell’Università degli Studi di Pavia (poi Sezione di Archeologia del Dipartimento di Scienze dell’Antichità).
Dal 2001 al 2006
e dal 2014 al 2016 le indagini archeologiche si sono concentrate nell’area in cui era stata parzialmente riportata in luce nel 1959 la cosiddetta Domus del Labirinto.

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Il Triclinio

Nella sezione del Museo di Piadena dedicata alla mostra si trova una parziale ricostruzione della domus del Labirinto e dei suoi triclini. Il triclinio è uno degli ambienti più caratteristici delle residenze romane: una sala per i banchetti che ospitava tre letti (klinai in greco) disposti a U. La domus del Labirinto si distingue per la presenza di due di questi ambienti contrapposti: uno dei due, con ingresso a est probabilmente utilizzato nella stagione estiva perché più fresco al tramonto, ospitava il mosaico che ha dato il nome alla domus.

Il mosaico del Labirinto

Individuato nel 1959 e asportato per volontà della Soprintendenza, è stato collocato nel Museo Platina, sottoposto a restauro e integrazioni. Rappresenta il leggendario labirinto di Cnosso, inquadrato in una cornice bianca e nera che rappresenta mura con torri angolari; nel riquadro centrale si vede il Minotauro, ferito a morte. Il mosaico è esposto evocando la sua posizione originale, al centro della stanza di cui è protagonista, circondato dai tre letti tricliniari. Il motivo del labirinto ha sempre avuto un forte valore simbolico tra realtà e leggenda.

modellazione 3d

La fase di lavoro di modellazione 3D del triclinio e del labirinto è stata realizzata utilizzando programmi open source tra cui Blender, che comprende strumenti di modellazione, animazione, rendering e Gimp per la rielaborazione digitale delle immagini.

APPLICAZIONE DI REALTÀ AUMENTATA

Il risultato finale del nostro intervento consiste nello sviluppo di uno strumento intuitivo e non invasivo, utilizzabile con tablet fornito dal museo. La ricostruzione è utile al visitatore per immaginare senza sforzo un ambiente che non esiste più, mantenendo sempre vivo il focus sul prezioso mosaico conservato nel museo. L’esperienza di gioco, avvicina anche i più piccoli alla visita e alla spiegazione del mito del Minotauro del Labirinto.

La App è nativa e scritta in linguaggio Android ed è stata creata ad hoc per il dispositivo Samsung Galaxy Tab S6 Lite sfruttando le librerie open source Google AR Core. 

La App non è scaricabile, ma creata appositamente per il tablet che viene fornito dal museo al mediatore culturale, offrendo in questo modo un’esperienza personalizzata e di alto livello. 

Utilizzando la tecnologia di realtà aumentata abbiamo proposto due diverse esperienze al visitatore che si trova davanti al mosaico del Labirinto. Sfruttando la fotocamera del tablet per inquadrare il marker, costituito da un’immagine che rimanda al tema del banchetto, l’utente può scegliere due possibilità di esplorazione dell’ambiente.

La prima, è la ricostruzione virtuale del triclinio: ruotando il tablet sarà possibile immergersi all’interno delle pareti della stanza.
La seconda è un’esperienza che avvicina la visita al gioco. Si potrà infatti assistere a un combattimento virtuale tra Teseo e il Minotauro all’interno del labirinto reale, che diventa il campo di battaglia circondato dalle sue mura e torri.

Visita del Triclinio

Conoscendo, grazie ai dati archeologici, l’epoca di realizzazione e utilizzo della struttura, che si colloca a 2000 anni fa, abbiamo ricostruito idealmente, sempre traendo spunto da alcuni esemplari coevi, gli alzati e gli arredi del triclinio che ospitava il mosaico del Labirinto: dagli affreschi acquerellati ad alcuni arredi tra cui un candelabro e una lucerna a volute. Anche per la resa dei lettini (klinai), di cui solo una riproduzione fisica è presente all’interno del museo, la loro ricostruzione è stata possibile grazie al confronto con gli unici esemplari esistenti dello stesso periodo rinvenuti a Pompei.

Il Minotauro e Teseo

In questa esperienza di gamification il labirinto reale diventa il campo di battaglia per il combattimento tra il Teseo e il Minotauro. Tutt’intorno la ricostruzione degli alzati rappresenta la decorazione posta ai lati del labirinto: si possono infatti individuare le mura con torri angolari e l’ingresso a due archi. I personaggi partono da due estremi opposti per poi incrociarsi al centro del labirinto dove Teseo sconfigge il Minotauro. L’eroe, che non è presente sul disegno al centro del mosaico, è rappresentato nella nostra ricostruzione virtuale come un soldato repubblicano con il tipico abbigliamento e le armi del periodo: anche in questo caso abbiamo optato per un approccio di rappresentazione in linea con il periodo storico a cui risale la domus.

Piroga del Museo di Piadena

Piroga del Museo di Piadena

Sabato 9 aprile 2016, alla presenza di Filippo Maria Gambari, soprintendente archeologo, di Barbara Grassi, direttrice del Laboratorio di Restauro, e di Marco Baioni, conservatore del Museo di Piadena, è stata inaugurata la sezione delle piroghe.

La piroga è un’imbarcazione a remi o a vela usata dalle popolazioni indigene, il più delle volte scavata in un tronco d’albero o prodotta con cortecce d’alberi e pelli che vengono legate insieme.  

Per questa occasione, noi di 7emezzo.biz abbiamo realizzato un totem interattivo che permette la navigazione tra i vari rinvenimenti delle piroghe dell’Oglio, corredati da schede informative e immagini relative al contesto di rinvenimento, il filmato del trasporto del reperto e la scansione 3D interrogabile.

Grazie all’interfaccia intuitiva e user-friendly, diamo al visitatore la possibilità di entrare in contatto con la vita delle popolazioni primitive e le loro tradizioni in maniera semplice e dilettevole.

Il totem touch screen diventa così una soluzione museale ottimale sia per coinvolgere i visitatori, sia per consentire loro di conoscere, esplorare e approfondire.