Category Archives: digital humanities

Scansione fotogrammetrica e RTI- Stele di Tortora, Reggio Calabria (RC)

Il Cippo di Tortora, esposto al livello B del Museo è stato oggetto di analisi dettagliate frutto della collaborazione dell’Università di Roma Tor Vergata e dell’Università degli Studi di Salerno, in particolar modo del prof. Paolo Poccetti e dell prof. Luigi Vecchio. Questi insieme alla dottoressa Barbara Fazzari, funzionario responsabile del Laboratorio di restauro del MArRC, e con la dottoressa Daniela Costanzo, funzionario responsabile delle Collezioni museali, hanno svolto un’ indagine del cippo.

La Stele di Tortora è un reperto di grande valore storico e archeologico che continua a suscitare interesse soprattutto per la difficoltà di interpretazione dell’iscrizione. Grazie agli strumenti digitali da noi usati,  quali la fotogrammetria 3D e l’Rti, si è cercato di migliorare la lettura dell’epigrafe rispetto alla sua edizione di oltre venti anni fa.

Museo ARCHEOLOGICO DI REGGIO CALABRIA

Il museo, fondato nel 1882 con l’obiettivo di raccogliere, conservare e mostrare al pubblico i reperti archeologici provenienti dalla Calabria antica, è caratterizzato da diverse fasi di ristrutturazione e ampliamento nel corso degli anni.

Inizialmente, il museo era dislocato in varie parti della città. Nel 1905, fu trasferito nell’edificio che attualmente lo ospita, progettato dall’architetto Marcello Piacentini in uno stile neoclassico. Nel 2016 invece, stata inaugurata una nuova ala del museo, nota come “Nuova Alawing,” che ospita la collezione numismatica.

Questo ospita tuttora una vasta collezione di reperti archeologici, tra cui statue, vasi, monete, gioielli, mosaici e altre testimonianze in particolar modo risalenti al periodo della Magna Grecia. Una delle opere più celebri del museo è il “Bronzo di Riace”, una coppia di statue di guerrieri in bronzo risalenti al V secolo a.C. Queste statue sono state recuperate dal mare nei pressi di Riace Marina nel 1972 e sono considerate uno dei capolavori dell’arte greca antica.

Museo Archeologico di Reggio Calabria

La stele di Tortora: storia e origini

La Stele di Tortora, scoperta a Tortora e risalente all’epoca del Bronzo Antico, è uno dei principali reperti della cultura eneolitica della Calabria.

Il cippo è inciso su entrambi i lati con segni e simboli, che rappresentano una delle prime forme di scrittura conosciute in Italia. Nonostante questi sono considerati uno dei primi esempi di scrittura prealfabetica in Italia, il significato preciso dei simboli rimane oggetto di studio e discussione. Alcuni ritengono infatti che possa trattarsi di una forma primitiva di registrazione di eventi o informazioni importanti per la comunità che l’ha creata.

IL NOSTRO INTERVENTO

1 – LA FOTOGRAMMETRIA 3D

Abbiamo eseguito una scansione 3D del cippo direttamente presso il MArRc: la scansione è stata ottenuta con la fotogrammetria. Questa è una tecnica di rilievo che si basa sulla rielaborazione di molte fotografie digitali trasformate in una nuvola di punti. Questi punti vengono utilizzati per stabilire una corrispondenza tra le diverse immagini e per calcolare le informazioni tridimensionali.

 

2 – REFLECTANCE TRASFORMATION IMAGING (RTI)

Successivamente abbiamo acquisito la superficie del cippo attraverso un processo di fotografia digitale, RTI. Per creare un’immagine RTI vengono catturate una serie di fotografie della superficie dell’oggetto da diverse angolazioni e con diverse direzioni di illuminazione. Ogni immagine è scattata con una fonte luminosa posizionata in una posizione diversa rispetto all’oggetto.

Le tecniche digitali utilizzate daranno un grande contributo data dalla lettura particolarmente problematica per via delle difficili condizioni del supporto. Lo studio è ancora in corso, seguiranno presto aggiornamenti.

Dicono di noi

Reggio TODAY – 25 maggio 2023

Il Reggino – 6 Giugno 2023

Percorso tattile – Ceramiche Lenci, Galleria Sabauda, Musei Reali di Torino

Il 23 giugno è stata inaugurata la sezione permanente dedicata alla raccolta di ceramiche Lenci presso il terzo piano della Galleria Sabauda, situata nei Musei Reali. Questa preziosa collezione, stata donata dai coniugi torinesi Giuseppe e Gabriella Ferrero, è composta da 132 ceramiche provenienti dalla storica manifattura torinese fondata nel 1919.

Il nuovo allestimento, realizzato in collaborazione con la Consulta per la Valorizzazione dei Beni Artistici e Culturali di Torino, prevede l’accostamento delle ceramiche originali a riproduzioni da noi realizzate tramite scansione e stampa 3D, in modo tale da poter essere fruibili al tatto per la categoria dei non vedenti.

LA GALLERIA SABAUDA

La storia della Galleria Sabauda, legata alla Casa Savoia, inizia nel XVII secolo, quando il duca Carlo Emanuele II di Savoia iniziò a raccogliere una collezione di opere d’arte per decorare il suo palazzo ducale a Torino, il Palazzo Reale. La collezione, inizialmente destinata a scopi decorativi e di prestigio, acquisì nel corso dei decenni successivi opere d’arte di grande valore artistico. Nel 1832, Vittorio Emanuele II stabilì che la collezione d’arte dei Savoia dovesse essere aperta al pubblico e istituì la Galleria Reale Sabauda nel Palazzo Reale di Torino.

La Galleria Sabauda continuò a crescere nel corso del XIX e del XX secolo, acquisendo opere d’arte di artisti rinomati come Leonardo da Vinci, Raffaello, Tiziano, Rembrandt, Caravaggio, e molti altri. La collezione comprende tuttora una vasta gamma di dipinti, sculture, arazzi, mobili e oggetti d’arte decorativa.

Oggi è considerata uno dei musei d’arte più importanti d’Italia e ospita una delle collezioni più ricche e significative del paese.

MUSEI REALI TORINO, GALLERIA SABAUDA

STORIA DELLA COLLEZIONE LENCI


La storia della collezione Lenci è legata alla celebre casa di produzione di bambole e ceramiche Lenci, fondata a Torino, Italia, nel 1919 da Elena Scavini insieme al marito Enrico Scavini e al loro socio Bruno Lenci.

La casa Lenci divenne famosa per la produzione di bambole di alta qualità e ceramiche artistiche. Le bambole Lenci, prodotte fino agli anni ’40, erano realizzate con grande attenzione ai dettagli e con materiali di alta qualità, come feltro, stoffa, lana e altri tessuti pregiati.

A seguito di difficoltà finanziarie e cambiamenti nel mercato delle bambole, nel 2002 il marchio Lenci fu rilanciato sotto la guida di un nuovo team di designer e produttori, producendo nuove edizioni limitate di bambole Lenci per i collezionisti.

IL NOSTRO INTERVENTO

1 – SCANSIONE 3D

Per ottenere le riproduzioni, siamo partiti da una scansione fotogrammetrica e una scansione scanner 3D eseguite sulle statuette originali direttamente presso la Sede Ferrero. La scansione laser a luce blu, è stata utilizzata per creare modelli tridimensionali morfologicamente super accurati (1-3 micron). La luce blu viene proiettata sull’oggetto, e un sensore rileva la forma e la profondità dell’oggetto in base alla riflessione della luce catturata nuovamente dallo strumento. 

2 – LA STAMPA 3D

I modelli 3D elaborati digitalmente sono stati poi successivamente stampati con l’utilizzo di una stampante 3D a filamento.

Dopo aver carteggiato, stuccato e rifinito le stampe, le repliche sono state dipinte  con una vernice bianca opaca e un fissante traparente.

I modelli possiedono una ruvidità che cambia a seconda della statua originale, col fine di meglio riprodurne le caratteristiche costruttive.

INAUGURAZIONE DELLA MOSTRA

Le copie 3D sono state infine posizionate negli spazi appositi, corredati da pannelli Braille, per la creazione di un percorso tattile (4 tappe), dando la possibilità ai non vedenti di poter “vedere” la mostra.

Scansione e stampa 3D – Stele di Voltino-Tremosine (BS)

Una fedele copia della Stele di Voltino, stampata in 3D, torna nella sua collocazione originale a Tremosine (BS), grazie alla collaborazione tra la SABAP di Brescia, la Fondazione Brescia Musei e il Comune di Tremosine.

Nei musei, si sa, sono conservati reperti e opere provenienti da luoghi e contesti originali anche molto differenti. Tali reperti, talvolta, sono giunti alle raccolte museali solo dopo una lunga storia di spostamenti, riusi e reimpieghi.

È un caso frequente per le epigrafi, iscrizioni su pietra: nate in antichità con precise finalità (votiva, celebrativa, funeraria), ricollocate in contesti differenti (reimpiego come materiale da costruzione, riuso simbolico) e, infine, recuperate, studiate e valorizzate nelle nei musei e nelle collezioni archeologiche.

Proprio a Brescia, nel Parco Archeologico, esiste una straodinaria raccolta di epigrafi, cominciata nel 1830 da Luigi Basiletti e Giovanni Labus e collocata in una cella del Capitolium…

La stele di voltino: storia e origini

Tra i materiali raccolti e ancora oggi visibili particolare rilevanza ha la Stele di Voltino: si tratta di un’iscrizione bilingue, in latino e in una seconda lingua, interpretata da alcuni studiosi come camuno e da altri come leponzio (celtico).

È una preziosa testimonianza dell’incontro e della commistione in territorio bresciano di romani e popolazioni alpine, con conseguente bilinguismo diffuso.

Lo ‘scrittore di Voltino’ non sembra, in realtà, saper scrivere bene né in latino né nella seconda lingua: situazione tipica di chi ha madre e padre parlanti lingue diverse (nel nostro caso latino e probabilmente camuno).

Nel Medioevo la stele fu reimpiegata come materiale da costruzione nell’erezione del campanile romanico di Voltino, frazione di Tremosine (BS), località posta sulla riva occidentale del Lago di Garda. Da lì fu rimossa nel XIX secolo per essere appunto trasferita nel Capitolium di Brescia.

Da tempo la città di Tremosine desiderava un ritorno dell’antica iscrizione e, come 7eMezzo.biz, abbiamo potuto concretizzare questo sogno attraverso le nuove tecnologie, arrivando a ricollocare alla base del campanile una replica in scala 1:1, realizzata attraverso la stampa 3D.

IL NOSTRO INTERVENTO

1 – AL CAPITOLIUM DI BRESCIA…

Abbiamo eseguito una scansione 3D del reperto originale direttamente presso il Capitolium di Brescia: la scansione è stata ottenuta con la fotogrammetria, che produce un’immagine virtuale tridimensionale del reperto in tutta sicurezza, senza doverlo toccare o sottoporre a movimentazione.

2 – DAL REPERTO AL MODELLO 3D

Per ottenere la copia digitale del reperto le fotografie scattate vengono rielaborate attraverso un apposito software e trasformate in una nuvola di punti, che adeguatamente texturizzate permettono di avere una copia digitale in tutto e per tutto fedele all’originale.

Elaborazione del modello 3D

3 – STAMPA 3D E RICOLLOCAZIONE

Il modello digitale ottenuto è stato stampato in 3D e, dopo aver utilizzato un polimero derivato dal mais, la replica in scala 1:1 del reperto è stata sottoposta a trattamento anticante per poterlo rendere più fedele all’originale.

La replica della stele è stata poi verniciata con uno spray dello stesso colore dell’originale e fatto asciugare.

Infine, abbiamo ricollocato la replica del reperto nella sua sede originale, presso il campanile romanico di Tremosine (BS). Successivamente la rubricatura dell’originale viene replicata attraverso l’uso di un colorante rosso ad imitazione del minio.

Il restauro virtuale dei bassorilievi di Giulio Romano a Mantova

IL RESTAURO VIRTUALE DEI BASSORILIEVI DI GIULIO ROMANO A MANTOVA

7emezzo.biz è realtà leader nel campo del restauro virtuale, le cui potenzialità per lo studio, documentazione, conservazione, monitoraggio, ricostruzione e valorizzazione del Patrimonio sono altissime.

Presso il Palazzo Ducale di Mantova  si sono svolti recentemente dei restauri, allestimenti e nuovi percorsi museali che hanno visto protagonisti la Wunderkammer, l’appartamento di Troia, il Cortile della Cavallerizza e la monumentale Galleria dei Mesi.

Presso la Galleria il restauro per il consolidamento della volta, diviso tra intervento dell’ intradosso e dell’estradosso è stato svolto sotto la responsabilità della restauratrice Daniela Marzia Mazzaglia di Palazzo Ducale ed eseguito dalla ditta Lithos srl.; mentre l’intervento strutturale è stato eseguito dalla ditta Lares srl, con la guida dell’ingegnere Giovanni Gualerzi e sotto la responsabilità dell’architetto Antonio Giovanni Mazzeri di Palazzo Ducale.

In colloborazione con il Palazzo Ducale e il Ministero della Cultura, abbiamo realizzato e ricollocato sulla testata ovest, del ‘Giorno’ e della ‘Notte’, due riproduzioni 3D dei bassorilievi che nell’800 ornavano le parti superiori ai lati del passaggio, di fianco all’esedra di testata. La combinazione di scansioni 3D, restauro virtuale e stampa 3D è stato dunque finalizzata alla creazione di una replica fisica e virtuale delle opere, da restaurare digitalmente, asportando le modifiche e integrazioni apportate nei secoli ai bassorilievi di Giulio Romano per restituire il loro aspetto originario.

Palazzo TE

Palazzo Te, progettato e costruito dall’architetto rinascimentale Giulio Romano tra il 1524 e il 1534, fu commissionato dal duca di Mantova Federico II Gonzaga come villa di piacere e intrattenimento per la famiglia Gonzaga. Dopo la caduta dei Gonzaga e i cambiamenti politici nella regione, il Palazzo Te perse la sua importanza e cadde in stato di declino. Fu successivamente trasformato in una caserma militare e subì gravi danni durante la Seconda Guerra Mondiale. Dopo la guerra fu restaurato e aperto al pubblico come museo.

Il palazzo, rinomato per le sue caratteristiche architettoniche, è adornato con affreschi e decorazioni, molti dei quali sono stati creati da artisti dell’epoca, tra cui lo stesso Giulio Romano.

Oggi l’edificio, che deve il suo nome al soprannome di Giulio Romano, permette ai visitatori di esplorare la sua straordinaria architettura e opere d’arte, dando un’idea dell’estetica e dello stile di vita dell’epoca rinascimentale.

Scopri di più su Palazzo Te

I BASSORILIEVI DI GIULIO ROMANO

Protagonisti dell’intervento sono alcuni bassorilievi (pannelli figurati e cariatidi) disegnati da Giulio Romano per il Palazzo Ducale di Mantova: nello specifico, le opere, realizzate nel ‘500, abbellivano l’Appartamento vedovile di Isabella d’Este e l’Appartamento di Troia. Nel 1813 tali bassorilievi, dopo essere stati asportati dal loro contesto originario, trovarono una nuova collocazione presso Palazzo Te, sempre a Mantova, dove possono essere ancora ammirati presso la Sala delle Cariatidi.

FLUSSO DI LAVORO

1 – La ricerca d’archivio

L’intervento ha previsto innanzitutto una serie di approfondite indagini storiche e di archivio, che hanno permesso di ricostruire la storia, la stratificazione degli adattamenti e delle modifiche apportate ai bassorilievi e di ottenere una stampa 3D delle opere nella loro veste originaria cinquecentesca.

Tre dei rilievi, presenti a Palazzo Te nell’Ottocento, furono staccati per essere ricollocati alla camera delle Cariatidi. L’unico rimasto in sito fu il bassorilievo realizzato da Giulio Romano intorno al quadrante di un orologio, il Kronos/Saturno.

1 – La scansione e la modellazione 3D

Il primo passaggio ha previsto la scansione 3D dei bassorilievi di Giulio Romano custoditi presso la Sala delle Cariatidi di Palazzo Te. Per realizzarla abbiamo fatto uso sia del laser scanner che della fotogrammetria 3D, una tecnica che permette di digitalizzare un’opera attraverso l’uso di una macchina fotografica e di un apposito software. 

Bassorilievo presso la camera delle Cariatidi

I fotopiani dei bassorilievi sono ottenuti con tecniche SFM e scansioni a luce

3 – La stampa 3D  

I blocchi in 3D dei bassorilievi, oltre ad essere tradotti in una mesh poligonale virtuale visualizzabile in un computer, sono stati stampati. Successivamente le copie ottenute, prima di essere ricollocate, sono state assemblate e stuccate.

3 – La ricollocazione e il fissaggio

Infine, grazie alla stampa 3D, le repliche sono state alloggiate con dei ponteggi presso gli appartamenti di Palazzo Ducale da cui furono asportate nell’ Ottocento, tornando a completarne la magnifica decorazione.

DICONO DI NOI!

Palazzo Ducale di Mantova

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Scopri di più sul posizionamento delle stampe 3D

Scansione 3D – Grotte di Pertosa (SA)

In collaborazione con la Fondazione MIDA nelle Grotte di Pertosa, avanti già alle spalle numerosi studi, sono stati portate avanti indagini archeologiche, costanti lavori di conservazione e miglioramento per garantire la preservazione delle formazioni calcaree.

Le Grotte presentano infatti due unicità che consistono nell’essere le uniche grotte in Italia dove è possibile navigare un fiume sotterraneo, il Negro ed essere le sole in Europa a conservare i resti di un villaggio palafitticolo risalente al II millennio a.C.

GROTTE DI PERTOSA

Le Grotte di Pertosa, conosciute anche come le Grotte dell’Angelo, sono famose per le loro formazioni calcaree spettacolari e per i fiumi sotterranei che le attraversano. Si tratta di una serie di grotte sotterranee situate nella città di Pertosa, nella regione della Campania.

Le prime indagini furono compiute nel 1898 da due studiosi, Giovanni Patroni e Paolo Carucci. Oltre ai numerosi reperti che delinearono le diverse fasi di frequentazione umana della grotta, quest’ultimo rinvenne una struttura di legno, simile ad una palafitta; mentre Carucci, raggiungendo una profondità di 2,80 metri scoprì in una seconda palafitta.

Dopo l’apertura del sito nel 1932, gli studiosi hanno studiato e analizzato le stalattiti e le stalagmiti li presenti e nel corso degli anni hanno allestito e organizzato il geosito in percorsi turistici tali da poter camminare lungo i sentieri e attraversare i fiumi sotterranei in piccole imbarcazioni. Negli anni 2009 e 2013 di fatto la situazione si è trasformata in relazione al deposito terroso inglobato in una banchina di imbarco per i turisti e per la costruzione di una diga che ha innalzato il livello idrico sommergendo il giacimento archeologico. Le indagini moderne hanno messo in evidenza come l’impianto palafitticolo, datato con il radiocarbonio al II millennio a.C., si sviluppa sia lungo il margine sinistro dell’antegrotta che in ambienti completamente bui.

Oltre all’aspetto turistico, le grotte hanno continuato a essere oggetto di ricerche scientifiche e geologiche. Gli speleologi e gli scienziati hanno studiato la flora, la fauna e la geologia delle grotte per comprendere meglio il loro ambiente unico.

 

GROTTE DI PERTOSA, SALERNO

STORIA DEGLI SCAVI ARCHEOLOGICI


La storia degli scavi e dell’esplorazione di queste grotte inizia nel XX secolo. Le Grotte di Pertosa furono infatti scoperte per la prima volta nel 1932 da un gruppo di speleologi italiani. Questi speleologi, tra cui Ettore Molaroni, Antonio Romanelli, e Raffaele Bentivoglio, furono i primi a esplorare le grotte in profondità e a documentarne le caratteristiche geologiche e naturali.

Dopo la scoperta iniziale, gli speleologi continuarono ad esplorare e studiare le grotte scoprendo numerosi passaggi, vasellame, camere sotterranee e corsi d’acqua all’interno delle grotte. La prima sezione delle grotte fu resa accessibile ai visitatori attraverso sentieri e passerelle nel 1938 e solo successivamente furono installate luci per illuminare le formazioni calcaree e furono aperti nuovi percorsi turistici.

Le Grotte di Pertosa sono diventate una delle principali attrazioni turistiche nella regione della Campania e sono state oggetto di costanti lavori di conservazione e miglioramento per garantire la sicurezza dei visitatori e la preservazione delle meravigliose formazioni calcaree.

VIDEO PANORAMICO- GROTTE DI PERTOSA

Breve video panoramico delle meravigliose Grotte di Pertosa con un ringraziamento al Presidente della Fondazione MIdA Francescantonio D’Orilia, Sindaco di Pertosa Michele Caggiano, l’ingegnere Angelo Mastrangelo, gli speleologhi Antonio Coronato e Pierino Di Blasio e la responsabile marketing Fondazione MIdA Anna De Mauro

tourismA 2022 – HOLOGRAPH










Dal 30 settembre al 2 ottobre, negli spazi prestigiosi del centralissimo Palazzo dei Congressi a Firenze si è svolta tourismA 2022, una manifestazione e momento di esposizione, divulgazione e confronto di tutte le iniziative legate alla comunicazione del mondo antico e alla valorizzazione delle sue testimonianze.



crediti: tourismA 2022




holograph - Make the past alive






Insieme a AerariumChain abbiamo sviluppato Holograph, un’applicazione che permette di visualizzare ologrammi e interagire con essi. 

Grazie a Holograph è possibile rendere fruibili e interattivi modelli 3D, foto a 360 gradi, video e altro.






BMTA 2022 – Archeovirtual: Verso il metaverso







Presso lo storico edificio dell’ex tabacchificio Cafasso a Paestum (Salerno) si è svolta la XXIV edizione della Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico (BMTA) a cui abbiamo partecipato per il secondo anno come organizzatori ed espositori all’interno della mostra multimediale Archeovirtual.

La BMTA, appuntamento unico al mondo nel suo genere, è un’occasione di incontro per gli addetti ai lavori, gli operatori turistici e culturali, i viaggiatori, gli appassionati e un luogo di approfondimento e divulgazione di temi dedicati al turismo culturale e al patrimonio.  

Obiettivo dell’iniziativa è valorizzare Parchi e Musei Archeologici, promuovere destinazioni turistico archeologiche, favorire la commercializzazione, contribuire alla destagionalizzazione e incrementare le opportunità economiche e gli effetti occupazionali.

verso il metaverso, la nostra proposta

L’edizione di ArcheoVirtual 2022 “Verso il Metaverso” vuole introdurre il pubblico alle prospettive che si delineano nel campo dei nuovi mondi virtuali. L’annunciato avvento del cosiddetto Metaverso, pur non rappresentando una novità assoluta, fa intravedere rilevanti trasformazioni nelle modalità di comunicazione, intrattenimento, commercio, che toccheranno tutti gli ambiti della vita sociale. 

Un metaverso concepito e realizzato per i beni culturali. Si tratta di una tecnologia implementabile nel tempo, pensata per un modello di sviluppo esponenziale. È composto da una serie di meta-mondi (siti archeologici) fedeli al reale, scansionati in 3D da drone o da terra e interamente navigabili. Le ricostruzioni sono basate su dati scientifici, trattati accademici e consulenze specialistiche. L’utente apprende navigando e può accedere a un ecosistema di informazioni strutturate tra loro grazie all’accesso al web, a shop online, a Telegram, a Virtual Tour interattivi, video e molto altro.
In mostra sarà possibile navigare nel metaverso MetaHeritage visitando la colonia romana di Laus Pompeia (LO) così come doveva apparire intorno al I sec. d.C.

MetaHeritage. Metaverso per l’archeologia 7eMezzo.biz – MetaHeritage

ARCHEOVIRTUAL

crediti immagine: BMTA 2021

Archeovirtual è la Mostra multimediale che da oltre 12 anni costituisce il fiore all’occhiello della BMTA, realizzata in collaborazione con il Digital Heritage Innovation Laboratory, sede di Roma, del CNR ISPC, Istituto del Consiglio Nazionale delle Ricerche dedicato alle Scienze del Patrimonio Culturale. Ogni anno, dal 2006, la Mostra espone le produzioni più significative nel panorama italiano e internazionale delle tecnologie digitali al servizio del Patrimonio. ArcheoVirtual è incentrata sulle applicazioni digitali e sui progetti di Archeologia Virtuale, disciplina che si occupa di studiare, interpretare, e comunicare il patrimonio archeologico attraverso un processo di acquisizione dei dati, ricostruzione tramite tecniche di visualizzazione 3D, simulazione nonché sviluppo di applicazioni virtuali per musei e analisi dell’esperienza utenti. 

SCOPRI DI PIù su archeovirtual

Mantova, Galleria dei Mesi – Posizionamento delle stampe 3D

In seguito all’intervento di scansione 3D con laserscanner dei rilievi di Giulio Romano provenienti dalla Galleria dei Mesi, ma spostate a Palazzo Te nell’ambito di interventi Ottocenteschi, abbiamo prodotto delle stampe 3D. Le stampe sono state rielaborate manualmente e alloggiate nella loro posizione originale Cinquecentesca. Oltre alla scansione dei bassorilievi è stata eseguita anche quella delle nicchie da cui furono asportate per monitorarne lo stato e gli eventuali cambiamenti. 

Scopri di più sull’intervento di scansione 3D eseguito nella Camera delle Cariatidi a Palazzo Te – Mantova 



palazzo ducale e la galleria dei mesi

Il Palazzo Ducale di Mantova, noto anche come reggia dei Gonzaga, è stata dal 1308 la residenza ufficiale dei signori di Mantova, i Bonacolsi, e quindi la residenza principale dei Gonzaga, signori, marchesi ed infine duchi della città. 

Nata come loggia dell’Appartamento di Troia, la Galleria dei Mesi ne costituiva forse l’ingresso. Fu realizzata nel suo primo assetto alla fine degli anni Trenta del Cinquecento, sotto l’attenta supervisione di Giulio Romano e direttamente collegata alla Sala di Troia. Era in origine una loggia aperta e servì sin dall’inizio come antiquarium, da cui l’altro nome di Galleria dei Marmi. L’ornamento pittorico e plastico va diviso cronologicamente in due fasi di realizzazione: la metà settentrionale, in corrispondenza della Sala di Troia, è dell’epoca di Giulio Romano, l’altra è databile alla fine del Cinque o all’inizio del Seicento e fu forse coordinata da Antonio Maria Viani.

crediti: Palazzo Ducale Mantova


i rilievi di giulio romano


Gli stucchi cinquecenteschi scansionati, realizzati su disegno di Giulio Romano si trovano nella Sala delle Cariatidi di Palazzo Te. La loro collocazione originale era però proprio la Galleria dei Mesi di Palazzo Ducale, insieme alle altre figure in stucco che sorreggono i segni zodiacali, da cui la sala prende il nome, e alla mirabile decorazione ad affresco ricca di elementi vegetali che dovevano alludere alla fertilità e all’abbondanza del territorio governato dai Gonzaga e da cui sono stati strappati nel 1813.  L’intervento è stato supportato da approfondite indagini storiche e di archivio, che hanno permesso di ricostruire la storia e la stratificazione degli adattamenti e delle modifiche apportate ai bassorilievi, ed ha permesso di ottenere una stampa 3D delle opere nella loro veste originaria cinquecentesca.


la stampa e la rielaborazione

I modelli sono stati stampati con una stampante 3D a filamento con polimero plastico PLA. 
La stampa 3D ottenuta viene eleborata manualmente per accrescere il più possibile il grado di fedeltà rispetto all’originale, nella sua forma, colore e texture. Dopo aver scartavetrato, stuccato e rifinito la stampa, viene dipinta con colori a tempera, a copia dell’originale e finita con vernice trasparente opacizzante.

Scopri di più sulla rilelaborazione delle stampe 3D e sulla creazione di repliche e supporti tattili 



IL POSIZIONAMENTO


Le stampe sono state alloggiate nelle nicchie originali e fissate alla parete. 

La Galleria, attualmente oggetto di restauro, è rimasta chiusa al pubblico negli ultimi tempi per via dei danni del terremoto del 2012, che hanno danneggiato la volta e sarà nuovamente visitabile nei primi mesi del 2023.

Pile 3Dwelling – Restauro virtuale

Progetto di valorizzazione e monitoraggio dei legni del sito UNESCo Lucone di Polpenazze del Garda (BS)

Il progetto “Pile 3Dwellings” per la comunicazione, il monitoraggio e la valorizzazione per il sito archeologico Lucone di Polpenazze (BS) – sito UNESCO -, nasce grazie alla collaborazione tra la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Bergamo e Brescia,competente per la tutela del territorio, la  Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Como, Lecco, Monza Brianza, Pavia, Sondrio, Varese, da cui dipende il Laboratorio per il Restauro del Legno Bagnato, la Fondazione “Piero Simoni”, ente gestore del Museo Archeologico della Valle Sabbia di Gavardo (BS), 7emezzo.biz e AerariumChain.

Il progetto si declina in differenti azioni che hanno come scopo quello di valorizzare le potenzialità del sito del Lucone, uno dei siti più importanti in Europa per la conservazione di elementi strutturali in legno appartenenti all’alzato. Si tratta di parti di pareti, travi, capriate, frammenti di davanzali, soglie, porte che, dopo un attento lavoro di documentazione e restauro, potranno consentire una ricostruzione sempre più accurata scientificamente di case in legno di 4000 anni fa.

Il progetto prevede sia una ricostruzione virtuale interattiva che permetterà al visitatore di consultare la collocazione e lo stato di conservazione di alcuni elementi inseriti nella scena virtuale, sia una campagna di monitoraggio tramite scansioni laser di diversi reperti lignei rinvenuti negli anni. Il progetto consentirà dunque di seguire il progressivo restauro e studio degli straordinari reperti del Lucone.


PILE 3DWELLING

Progetto per la comunicazione, il monitoraggio e la valorizzazione per il sito archeologico Lucone di Polpenazze (BS)


SCANSIONI

Sono state condotte diverse scansioni tridimensionali fotogrammetriche di reperti ceramici e di altri manufatti conservati al MAVS,  utili alla ricostruzione virtuale della palafitta


Sulle due travi in legno di quercia della lunghezza di 8 m, caratterizzate da 25 fori quadrangolari, ritrovamento eccezionale della campagna di scavo del 2015 e che costituisce un unicum nell’ambito dell’archeologia preistorica dei siti palafitticoli, la scansione è stata effettuata da AerariumChain utilizzando uno scanner a luce strutturata.

IL RESTAURO VIRTUALE

1 – Restauro virtuale e integrazione scansioni

Le scansioni (a sinistra) sono state post processate per essere inserite in altri flussi di lavoro e ricostruite virtualmente per ricreare la loro forma originale. Sotto: a sinistra la scansione di una delle due travi colorata artificialmente; a destra le anomalie della scansione.

2 – Retopology

Le scansioni integrate vengono ri-descritte con una topologia poligonale a quadrati
invece che a triangoli; le anomalie vengono chiuse e si creano mappe UV per le texture.

3 – Baking delle texture 

Le scansioni vengono poi caratterizzate dalle caratteristiche della superficie e le venature del legno delle travi originali, per conferire al modello un aspetto simile al vero. Il colore è restituito, non è quello originale perché alterato dal tempo. Sotto: le due travi a confronto con colori artificiali.

4 – Proposte di ricontestualizzazione delle travi

I modelli 3D sono stati poi analizzati metricamente e messi a confronto. Sembra che le due travi abbiano caratteristiche comuni e i fori, sebbene irregolari, siano stati creati con un ritmo comune. Si identificano perciò similitudini che portano a pensare all’uso contestuale e coevo delle due travi.

4.1 Passatoia, sentiero su zona umida

Immaginiamo una funzione non portante delle travi, che possano accogliere traverse e che la struttura sia appoggiata per terra con funzione di passatoia, sentiero in legno.


4.2 Scala

La parte delle punte potrebbe essere stata funzionale all’appoggio a terra della scala a pioli.

4.3 Parte terminale delle travi del tetto

Pile 3Dwelling – Scansioni

Progetto di valorizzazione e monitoraggio dei legni del sito UNESCo Lucone di Polpenazze del Garda (BS)

Il progetto “Pile 3Dwellings” per la comunicazione, il monitoraggio e la valorizzazione per il sito archeologico Lucone di Polpenazze (BS) – sito UNESCO -, nasce grazie alla collaborazione tra la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Bergamo e Brescia,competente per la tutela del territorio, la  Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Como, Lecco, Monza Brianza, Pavia, Sondrio, Varese, da cui dipende il Laboratorio per il Restauro del Legno Bagnato, la Fondazione “Piero Simoni”, ente gestore del Museo Archeologico della Valle Sabbia di Gavardo (BS), 7emezzo.biz e AerariumChain.

Il progetto si declina in differenti azioni che hanno come scopo quello di valorizzare le potenzialità del sito del Lucone, uno dei siti più importanti in Europa per la conservazione di elementi strutturali in legno appartenenti all’alzato. Si tratta di parti di pareti, travi, capriate, frammenti di davanzali, soglie, porte che, dopo un attento lavoro di documentazione e restauro, potranno consentire una ricostruzione sempre più accurata scientificamente di case in legno di 4000 anni fa.

Il progetto prevede sia una ricostruzione virtuale interattiva che permetterà al visitatore di consultare la collocazione e lo stato di conservazione di alcuni elementi inseriti nella scena virtuale, sia una campagna di monitoraggio tramite scansioni laser di diversi reperti lignei rinvenuti negli anni. Il progetto consentirà dunque di seguire il progressivo restauro e studio degli straordinari reperti del Lucone.

Il Museo Archeologico Valle Sabbia

Le collezioni del MAVS (Museo Archeologico Valle Sabbia) – Gavardo (BS) offrono al visitatore il quadro in continua evoluzione delle conoscenze riguardanti la Preistoria e la Storia della comunità umana e delle sue strategie insediative ed economiche in Valle Sabbia e più in generale nell’area gardesana occidentale. Particolare attenzione è accordata al gruppo di abitati palafitticoli di Lucone di Polpenazze e all’abitato del Lucone D, oggetto della ricostruzione virtuale interattiva nell’ambito del progetto Pile 3Dwelling. All’interno della sezione sono presenti reperti di natura ceramica, lignea e carpologica conservati in maniera ottimale grazie alle particolari condizioni ambientali.




SCANSIONI SUI REPERTI

Sono state condotte diverse scansioni tridimensionali fotogrammetriche di reperti ceramici e di altri manufatti conservati al MAVS,  utili alla ricostruzione virtuale della palafitta. I modelli risultanti dalle scansioni saranno inseriti nella ricostruzione virtuale interattiva. 

Monitoraggio delle travi in legno con Scanner a luce strutturata

Sulle due travi in legno di quercia della lunghezza di 8 m, caratterizzate da 25 fori quadrangolari, ritrovamento eccezionale della campagna di scavo del 2015 e che costituisce un unicum nell’ambito dell’archeologia preistorica dei siti palafitticoli, la scansione è stata effettuata da AerariumChain utilizzando uno scanner a luce strutturata. 

La tecnica di ripresa utilizzata è la fotogrammetria 3D – SfM (Structure from Motion), un sistema non invasivo che permette di ottenere una scansione 3D di un oggetto senza toccarlo o misurarlo direttamente. 

Un’ulteriore scansione a distanza di un mese, confrontata con la prima, permetterà di riscontrare eventuali differenze o segni di deterioramento dei reperti e di intervenire al fine di preservarli al meglio. I modelli 3D ad alta definizione, inseriti nella ricostruzione, potranno essere interrogati dall’utente restituendo informazioni sullo stato di conservazione e sul monitoraggio.

Scansione fotogrammetrica dei reperti ceramici

Per la scansione fotogrammetrica dei reperti ceramici ci siamo avvalsi dell’utilizzo di specifiche strumentazioni (fotocamere reflex professionali con obiettivi opportunamente calibrati), con la finalità di ottenere un archivio di immagini fotografiche uniformi nei parametri di esposizione, di tonalità, di saturazione, ed ottenere un modello tridimensionale fotogrammetrico altamente affidabile.

Le diverse forme ceramiche prese in esame sono state selezionate come campioni rappresentativi per via della loro morfologia e tipologia: dai recipienti da mensa (tazze, ciotole e boccali) o per servire e conservare bevande (anfore), a quelli per cucinare (scodelle e vasi troncoconici) fino ai grandi vasi per conservare derrate alimentari di vario tipo (orci e dolii). 

I reperti di dimensioni ridotte sono stati scansionati all’interno di una lightbox posizionati su una pedana girevole comandata a distanza con un controller, mentre per il vaso biconico la scansione è avvenuta 

SCOPRI DI PIù SULLA SCANSIONE 3D


La presenza di reperti provenienti dalle ricerche archeologiche sul campo e il continuo confronto con le fonti e lo studio dei dati scientifici contribuiscono a rendere l’ambientazione della ricostruzione il più verosimile possibile rispetto alla realtà storica. Ricollocando gli oggetti e gli elementi strutturali nel contesto originale è possibile comprendere la tecnica costruttiva e la particolare architettura delle palafitte, su cui restano ancora aperti degli interrogativi. Sarà inoltre possibile seguirne il processo di restauro e di studio. 


INTERVENTI CONCLUSI

PILE 3DWELLING

Progetto per la comunicazione, il monitoraggio e la valorizzazione per il sito archeologico Lucone di Polpenazze (BS)


RESTAURO VIRTUALE

Le scansioni delle travi in legno sono state «pulite», ridimensionate per essere inserite in altri flussi di lavoro e ricostruite virtualmente per ricreare la loro forma originale.